martedì, settembre 23, 2003
Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano di François Dupeyron
Per distruggere un nemico di solito ci sono almeno due strategie, tra di loro contrastanti: l'attacco frontale e lo sgretolamento graduale. In questo caso il nemico e' l'odio religioso e la strategia scelta e' la seconda. E' la storia di un bambino ebreo e un bottegaio musulmano, persuasivamente interpretato da Omar Sharif. Il bambino vive con suo padre, persona negletta e avara. Quando suo padre sparisce viene adottato dal bottegaio che gli insegna la sua saggezza che egli attribuisce al "suo Corano", in realta' si tratta della propria libera interpretazione del libro religioso, basata sulla tolleranza e il rifiuto di ogni regola formale e ogni integralismo. Due soggetti diversi in tutto: religione, eta', etnia sono uniti dal bisogno di conoscere, amare l'altro, sorreggersi reciprocamente, superando il proprio bagaglio-fardello religioso. Difficile non scorgere una metafora del conflitto israelo-palestinese, seppure a parti rovesciate (ebreo povero e arabo solo). E' una storia lieve che scorre piacevolmente, non si puo' far a meno di simpatizzare per la strana coppia. Il film appare intrinsecamente poco pretenzioso ma raggiunge appieno il suo obiettivo di narrazione. Presentando questo film a Venezia, Sharif ha ricevuto un meritato Leone d'oro alla carriera.
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14:49 | commenti (1) | cinema
