mercoledì, giugno 30, 2004
Security di e con Raimondo Brandi presso la sezione del PRC di Roma Tor Pignattara Raimondo Brandi e' un giovane molto promettente e il suo spettacolo e' certamente molto interessante. Lo stile di recitazione e di indagine che precede la stesura del testo richiama molto quello di Paolini. E' una raccolta analitica e ragionata, fortemente politica di dati economici, geopolitici e di cronaca che riguardano l'attentatato dell'11 settembre e le successiva guerra in Afghanistan. Riesce a far emergere con chiarezza le reali motivazioni che stanno spingendo gli USA nella loro strategia di dominio imperiale, interpretando i dati, epurati dalla cortina fumogena di disinformazione alzata dai media embedded. E' auspicabile che questo spettacolo itinerante abbia successo. Si possono avere ulteriori notizi e contatti sul sito web: http://www.11settembre.com , e' possibile richiedere l'esecuzione di questo spettacolo concordandolo con l'autore. Fortemente consigliato.
Ma mere di Christophe Honore' Tratto dal romanzo omonimo incompiuto di Georges Bataille, edito postumo negli anni '60. Respinto dal festival di Cannes e presentato in anteprima a Taormina.E' un film estremo che affronta alcune tematiche decisamente "fuori". Sarebbe una storia di un complesso edipico non risolto, di un ragazzo (Louis Garrel, gia' in the Dreamers), pervaso da delirio religioso, se, a complicare le cose, non intervenisse un ulteriore complesso, che potremmo definire "di Giocasta". Ma questo non e' tutto. La madre (Isabelle Huppert), oltre a nutrire un'attrazione sessuale per suo figlio e' caratterizzata da un profondo desiderio sessuale verso gli uomini e le donne che trova soddisfazione per lo piu' in dinamiche e pratiche sado-masochiste in cui trova la complicita' di alcune giovani donne. Su questo quadro torbido, complesso fino all'eccesso, alla nausea, alla noia, domina, invincibile, il binomio Eros-Tanatos. Sarebbe difficile uscire indenni dal tentativo di narrare tutto cio' e, infatti, cosi' accade anche per il giovane regista, al suo secondo lungometraggio. Difficile giudicare un film che ha il compito di sconvolgere e disturbare in base alle sensazioni suscitate. Al film resta il merito di testimoniare l'assenza della monade-piacere che esiste solo nella compresenza della sofferenza. In un'epoca (questa come quasi tutte) di benpensanti c'e' sempre necessita' di sconvolgere e turbare, di ricordare che la normalita' non esiste, che nel fondo dell'animo del genere umano si agitano pulsioni e turbamenti. Solo affacciandoci sul baratro dell'abisso possiamo conoscere e provare a capire. Capire cio' a cui non sopravviveremo e, per questo, effimero pur nel suo turbamento. Le grandi forze della natura non si dominano, solo gli eroi le combattono e, inevitabilmente, ne restano sconfitti.
Tre metri sopra il cielo di Luca Lucini Un film davvero deplorevole. Vomita luoghi comuni, anche desueti. Parrebbe voler richiamare la gioventu' bruciata ma riesce a ricordare solo qualche brutto telefilm anni '80 e qualche B-movie (ai quali appartiene senza scampo e senza aspirazioni di rivalutazioni, almeno in questa era cinematografica). Simili banalita' costituiscono una vera dis-educazione sentimentale. Da boicottare.
L'amore ritorna di Sergio Rubini L'amore e' energia e come tale non e' possibile ne' crearlo ne' distruggerlo ma solo trasformarlo, da amore in odio, trasferirlo, da una persona all'altra e viceversa. Agli umani il compito di tentare di dirigerlo, di regolarne le trasformazioni ma questo resta difficile. Rubini disegna una trama di incontri, di relazioni, di trasformazioni che a tratti ci restituiscono il senso delle cose. Nella rete di relazioni e' possibile riconoscere tratti gia' percorsi. E temere di vederne alcuni che percorreremo. Il protagonista principale e' un attore, Luca Florio, (Bentivoglio) e' combattuto tra l'amore maturo, adulto, consapevole con la sua ex moglie (la Buy)e l'amore sensuale, violento, giovanile con la sua nuova compagna (la Mezzogiorno). E finira' per perderli entrambi. Su di lui cercano di vegliare i due anziani genitori. Una presenza misteriosa, una cugina della madre morta in giovane eta', si aggira tra le vite dei suoi cari in affanno. La giovane, morta senza aver amato, conserva il suo fortissimo potenziale d'amore che le permette di tornare nella vita degli umani per continuare ad amarli e farsi riamare. Giacomo (Sergio Rubini) e' un amico di infanzia di Luca e in lui vive le sue insoddisfazioni della vita di provincia. Il film e' girato tra Milano e la Puglia e finalmente e' possibile sentire l'accento barese dell'adolescente morta, tornata in vita con lo stesso vestito da sposa indossato al suo funerale, e cogliere il senso di una terra fatta di grano, di sole, di case basse bianche, di tradizioni, di mare, velata da una malinconia di sottofondo. Rubini e' indubitabilmente un bravo attore, come regista non e' da meno, dirige un cast affiatato e convincente. La sceneggiatura e' scritta da Rubini con Starnone. La fotografia, soprattutto degli esterni pugliesi, e' curata, senza strafare. Un film pulito fatto da passioni che sa restituire a chi lo guarda.![]()
venerdì, giugno 25, 2004
Dopo mezzanotte di Davide Ferrario
...le storie sono come polvere... disperse nello spazio che ci circonda, immateriali eppure vere, come il cinema, fatto di immagini, di suoni, di colori. Crea ricordi, sogni, illusioni. E a volte si vive solo di questo. Martino e' il silenzioso e solitario custode del museo nazionale del cinema. Guarda i film di Buster Keaton, gira il film della sua vita con una vecchia cinepresa a monovella. Riprende le acque del fiume, sulla cui riva il nonno silenzioso resta in contemplazione. Riprende, ingenuo come Lumiere, l'arrivo di un treno. Ma soprattutto riprende il suo amore, Amanda. Ella e' pura immagine, la cattura sulla pellicola mentre scende dall'autobus, mentre si riposa sul lavoro, seduta su una panchina a riflettere. Il cinema attua il miracolo di rendere vero cio' che e' solo un desiderio. Nel suo perverso solipsismo, permeato di paranoide, affascinante romanticismo, Martino riesce a fare anche il contrario: rendere illusorio e immateriale cio' che e' vero e potrebbe essere tangibile. Preferisce fingere di mangiare gli orribili panini del fast food pur di vederla, gli basta immortalarla su fotogrammi accelerati per amarla. Ma il cimema ha una sua grande anima e ha il potere di cambiare le esistenze delle persone. Il cimema riesce a farli incontrare e amare davvero. Martino riesce a riprendere la sua amata dopo il risveglio, adagiata sul suo letto, dopo l'amore. I fotogrammi sono un tutt'uno con le immagini del suo desiderio. Ella continuera' a vivere per sempre grazie alla sua cinepresa. Chi ama il cinema, ama anche attraverso le immagini, desidera, sogna, vive con loro. Testimonia il proprio amore attraverso di loro. E questo e' vero...![]()
lunedì, giugno 21, 2004
Big Fish - le storie di una vita incredibile di Tim Burton Raccontare una storia significa anche raccontare se stessi. Talvolta la storia diventa pre-testo e allora il soggetto narrante rimane l'unico protagonista della narrazione. E se la narrazione e' puramente fantastica l'io narrato si immerge nell'oceano della fantasia e puo' diventare un pesce che cresce al crescere delle assurdita' che racconta. Si alimenta di cio' che esce dalla sua bocca. E al contempo alimenta i sogni di chi lo ascolta. Anche se, a volte, ascoltare intensamente i sogni puo' creare turbamento, instabilita', incertezza. Qual e' il fondo di verita'? Esiste un fondo di verita'? I sogni possono celare il grigiore di una vita banale, come acque magiche possono colorare e dare nuova vita. E' possibile vivere sotto le acque magiche, per sempre. Ma c'e' un segreto che bisogna conoscere per non impazzire. Mai uscire dall'acqua per respirare con i polmoni l'aria della realta' ma con le branchie prendere solo l'ossigeno della fantasia.