lunedì, settembre 27, 2004
Aurora di F.W. Murnau
Uscito per la prima volta nel 1927, prodotto ad Hollywood da Wiliam Fox, viene ora proiettata una versione resturata dalla BIM, nelle sale di Milano e Roma. Il film vinse 3 Oscar ed e' stato definito da Truffaut il piu' bel film della storia del cinema. La storia narrata e' molto semplice, il serafico menage di una famigliola di campagna viene turbato da un'ammaliante donna di citta' che intesse una relazione con l'uomo. Il fedigrafo giunge ad architettare l' omicidio della moglie ma poi se ne pente, realizza una viaggio in citta' per sancire la nuova unione con la moglie ma nel viaggio di ritorno una burrasca li fa naufragare, egli crede morta la moglie, incontrata casualmente l'ex-amante sta per ucciderla ma all'improvviso si scopre che la moglie e' sopravvisuta, risparmia l'ex amante e si accede all'happy end. E' di tutta evidenza che una tale storia risulterebbe oggi indigesta eppure e' davvero un capolavoro che merita di essere visto. Stupisce la resa delle atmosfere notturne coi suoi bagliori lunari, l'aurora sospesa tra i vapori della natura, tutte ricostruite in interni. Pregevole l'uso ardito di trasparenti e fotomontaggi. Poetico l'uso espressionista di immagini che raccontano un amore semplice. Probabilmente una maggiore aderenza al romanzo originale (che prevedeva la morte della moglie) da cui e' tratta la sceneggiatura avrebbe dato uno spessore semantico ben maggiore a questa' opera che allora si diede coscientemente il ruolo di simboleggiare i rapporti d'amore all'interno della famiglia, la distizione tra campagna bucolica e citta' peccatrice. Un mondo che davvero non c'e' piu', se mai c'e' stato. Per questo e' possibile concentrarsi sulla pura forma estetica. Difficile non constatare le similitudini con la storia narrata da Vigo' nell'Atalante (1934) ma quanto e' piu' facile amare tout-court quest'ultimo.
giovedì, settembre 23, 2004
Lavorare con lentezza di Guido Chiesa per scaricare la canzone "lavorare con lentezza" di Enzo del Re: http://euriskon.altervista.org/salettalumiere/lavorareconlentezza.mp3
Presentato in concorso alla 61-esima mostra di Venezia. Prende il nome da una canzone del cantante Enzo del Re, noto per richiedere come cachet il minimo sindacale di un metalmeccanico e recarsi ai concerti solo con mezzi pubblici. Rievoca le vicende della nascita (e della fine) di Radio Alice, emittente del movimento bolognese negli anni '76-'77. Vede anche la partecipazione (muta) di Franco Berardi (Bifo) che di quella radio fu uno dei principali promotori. Chiesa, co-sceneggiatore insieme al collettivo Wu Ming, propone un'immersione in quegli anni, il rifiuto dell'ordine costituito, la rivoluzione sessuale, le nuove forme di comunicazione, la repressione dello stato. Per fare questo utilizza un tono da commedia che dovrebbe riecheggiare la fantasia di quei ragazzi che diedero corpo a quelle idee. L'utilizzo dell'attore Max Mazzotta (faceva Fiabeschi nel film Paz!) rende esplicito il collegamento con quello spirito di narrazione umoristica di quegli anni. Questo registro narrativo impoverisce il film. Contribuisce a dare di quel contesto una versione fumettistica che sta benissimo sulla vignette ma non rende verita' a quell'epoca. Certamente quelli erano anche gli anni di Andrea Pazienza (proprio a Bologna), certamente Bifo e' alquanto surreale, erano anche gli anni dei gruppi dadaisti (cui si ispirava apertamente Radio Alice) ma erano anche gli anni del terrorismo, delle stragi di stato e della repressione. Fu infatti pochi giorni dopo l'omicidio di Lorusso che venne chiusa Radio Alice. Erano anni di scontri di piazza, di manifestazioni armate. C'era la scoperta di droghe devastanti che hanno portato via molti ragazzi (lo stesso Pazienza), erano anni di crisi economica e di grande lotta e incertezza politca. Il film non riesce a rendere il contesto e si limita a tratteggiare alcuni personaggi pittoreschi e caricaturali. Partendo da queste premesse, nel momento in cui cerca lo slancio emotivo per narrare gli altri anni '70 scade nel farsesco. Resta il merito di aver contribuito a tenere accesa l'attenzione su quel periodo, i suoi meriti, i suoi fallimenti, i suoi morti. ![]()
lunedì, settembre 13, 2004
La terra dell'abbondanza di Wim Wenders
Continua il viaggio di Wenders all'interno degli States. Questa volta prova a mettere a fuoco i cambiamenti, le psicopatologie sociali degli statunitensi dopo l'11 Settembre. Per svolgere il suo ragionamento usa una storia-metafora. Paul Jeffries e' un veterano della guerra del Vietnam e vive in uno stato di alterazione psichica con lo scopo di proteggere gli USA dagli attacchi islamici. Ovviamente la sua mancanza di lucidita' gli impedisce totalmente di servire la sua causa. Lana (Michelle Williams) e' sua nipote, ventenne, innocente, apparentemente ingenua eppure invero saggia e forte, vive la sua vita aiutando il suo prossimo, che sia arabo o cristiano, statunitense o palestinese nulla le cambia. In un gioco di inversioni di ruolo, Lana cerca suo zio per recapitargli una lettera di sua madre morta in cui si chiede allo zio di prendersi cura della ragazza. Nonostante lei sappia badare a se', lo cerca e, infine, riesce a scioglere il velo paranoide che lo ottunde e riportarlo nuovamente tra i vivi, tra coloro che ancora sanno amare. Chiaro e lucido atto di denuncia della follia omicida che si e' impadronita dei cittadini USA, abilmente alimentata da chi ne trae interesse. Indica una strada di fuoriscita, forse troppo semplice, banale eppure, forse, vera. Riconoscere l'umanita' dell'altro, anche quando le ingiustizie e la poverta' rischiano di relegarlo a uno statuto sub-umano. Il film e' stato presentato alla 61-esima mostra cinematografica di Venezia. Da citare l'autocitazione del proprio film The Million dollar Hotel. Il tempo narrativo e' certamente wendersiano, lento ma non esasperato, addolcito dalla bellezza della protagonista e dalla buona prova interpretativa degli attori.![]()
venerdì, settembre 10, 2004
Mare dentro di Alejandro Amenábar
Opera non lineare nello svolgimento. Amenábar, il lucido regista di The Others, impone al film un avvio forte, determinato, convincente e coinvolgente. Ramón (Javier Bardem) e' un tetraplegico costretto in un letto da 26 anni, senza mai perdere il suo equilibrio interiore. Lotta per ottenere un suo diritto: essere aiutato a morire. In questa sua lotta ha al suo fianco una volontaria e un'avvocata, affetta da una malattia degenerativa. Durante questa battaglia incontra anche Rosa, una donna semplice, molto affascinata da lui. La parte centrale del film appare incongrua, inopportuna, poco credibile e inficia l'intera pellicola. Nel finale il regista riprende il controllo della trama, ritrova l'ispirazione originale e riesce a condurre in porto lo svogimento ritrovando equilibrio, forza e credibilita'. Emozionanti le riprese a volo d'angelo accompagnate dall'aria della Turandot di Puccini.
lunedì, settembre 06, 2004
Te lo leggo negli occhi di Velia Santella
E' uno scorcio di vita che inquadra tre genarazioni di donne. Margherita (Stefania Sandrelli) che non vuole rinunciare a nulla, nonostante l'eta' trasformi in farsa ogni sua azione, Chiara (Teresa Saponangelo) e' sua figlia, e' separata da suo marito ed appare dedita esclusivamente alla cura di sua figlia Lucia, una bambina di salute cagionevole. E' un ritratto di donne senza uomini. Margherita "tradisce" con svagatezza suo marito con un anziano medico, il marito ne e' consapevole e lo accetta per quieto vivere. Chiara e' rimasta in buoni rapporti con il suo ex marito che si e' rifatto felicemente un'altra famiglia mentre lei conduce un'esistenza piatta, priva di sentimenti propri, ne' amore ne' risentimento. Sembra voler compensare l'eccesso di vitalita' di sua madre, quasi a voler testimoniare una sorta di legge di compensazione tra madri e figlie. La piccola Lucia non puo' ancora esprimere una propria propensione ma nella storia appare contesa tra la mamma e la nonna, forse a indicare uno dei due destini (entrambi apparentemente infelici) che possono attendere una donna: il vitalismo che conduce all'effimero irresponsabile e la responsabilita' che conduce alla rinuncia di se', come come donna e come persona. Donne che possono scegliere autonomamente la loro strada ma su una mappa disegnata dagli uomini. Il tema e' interessante, la tesi sostenuta e' valida, peccato che il film non riesca a coinvolgere e scorra un po' scialbamente. Il film e' stato presentato alla 61-esima mostra di Venezia, nella sezione Orizzonti ed e' stato co-prodotto dalla Sacher Film di Nanni Moretti.![]()