lunedì, novembre 08, 2004
Il segreto di Vera Drake di Mike Leigh Il regista sceglie una narrazione piatta, essenziale. I personaggi sono ritagliati per fornire non gia' stereotipi ma figure sociali. In tal senso si giustifica una certa mancanza di spessore e complessita' interna ad essi nonche' una certa algidita'.
Il film vincitore dell'edizione di 2004 di Venezia propone una storia della Gran Bretagna dell'inizio degli anni '50, essenziale e semplice, pur nella complessita' delle domande che pone. Vera e' una donna semplice, dedita alla famiglia e al lavoro. Vera ha un segreto: "aiuta le ragazze in difficoolta'". Le aiuta ad abortire, lo fa senza nulla chiedere in cambio, per il loro bene. L'improvviso malore che coglie una delle sue pazienti apre le porte del carcere per lei, accusata di esercizio improprio della cura medica. Il regista mette ben in evidenza che il ricorso a tale pratica era diffuso in tutti gli strati sociali ma per i piu' ricchi vi era la possibilita' di rivolgersi a strutture mediche specializzate. La prima delle questioni aperte dal film sta nella contraddizione esistente tra il bene e il giusto. Vera ricerca il bene ma non riesce ad essere giusta secondo la legge che a suo modo persegue anch'essa il bene. Questa lacerazione e' posta solo a chi non gode di tutte le possibilita' offerte dalla societa', ovvero ai poveri. E' un di piu' di vessazione nei loro confronti. Vera non dipone neppure della consapevolezza della potenzialita' negativa delle sue azioni e neppure del linguaggio idoneo a palesare le potenziali contraddizioni del suo agire.
Luoghi della memoria - Roma, 2 Novembre 2004 - XI edizione Letture e canti di Giovanna Marini e il coro dei canti contadini della Scuola Popolare di Musica di Testaccio Letture dall' Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e Gerusalemme liberata di Torquato Tasso
Presso il cimitero acattolico di Roma Giovanna Marini e il coro dei canti contadini della Scuola Popolare di Musica di Testaccio hanno intonato alcuni canti popolari, sia di ambito religioso che laico. Ascoltare queste musiche, avendo davanti agli occhi la piramide Cestia e alle spalle la tomba del poeta il cui nome e' scritto sull'acqua, produce una forte suggesrione. E' motivo di felicitazione vedere assurgere le tradizioni popolari all'attenzione della citta' eterna. I canti sono stati inframmezzati alla lettura dei versi della poesia di Pasolini Le ceneri di Gramsci. Ascoltarli da' la mesta felicita' di compenetrare l'incomprensibilita' della vita, la sua profonda, insanabile contraddizione che si mostra agli uomini liberi.
La giornata che comprendeva anche altre manifestazioni e' proseguita presso il Salone Monumentale della Biblioteca Casanatense. Qui Massimo Popolizio e Laura Marinoni hanno interpretato brani dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso e dall'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. In una sede, eredita' di una cultura che fu ad appannaggio di pochi, leggendo opere il cui contenuto e' a volte cosi' distante politicamente (le crociate, la religione) e' possibile osservare come lo scorrere del tempo si comporti come le acque di un fiume che corrodono, modificano il paesaggio, perdono il loro originale senso e si consegnino oggi a noi come testimonianza dell'evoluzione dell'uomo e testimonianza di un passato la cui conoscenza e' fonte di forza e serenita'. Nell'immenso salone l'odore dei libri diventa il respiro della storia, in cui, come molecole d'acqua, gli uomini navigano.![]()
giovedì, novembre 04, 2004
2046 di Wong Kar-Wai

E' un interessante tentativo di narrare la storia e il futuro della ex citta' stato di Hong Kong attraverso la storia-metafora di un uomo e del suo rapporto con le donne. Egli e' un uomo che ha perduto il suo grande amore, interpretato dalla cinese Gong Li. E' angosciato dal dubbio che ella possa non averlo amato davvero. In seguito a tale delusione decide di non legarsi piu' ad alcuna donna e di intrecciare fugaci e passionali relazioni con tutte le piu' belle donne che avesse incontrato. Si narra delle sue relazioni piu' importanti: una ragazza che sogna Singapore che lo ama profondamente ma a cui rifiuta di legarsi, una ragazza che ama un giapponese che lui aiuta a realizzare il suo sogno d'amore, una donna con lo stesso nome del suo grande amore che vive a Singapore e che rifiuta di farsi amare nel ricordo di un'altra. Ogni donna rappresenta un pezzo della storia di questa citta', posta tra il Giappone, la Cina e Singapore. Ogni amore e' un'anima di questa citta', un influsso culturale che agita le passioni dei suoi abitanti che Wong Kar-Wai, evidentemente, considera effimeri, leggeri e passionali come il suo protagonista. Un uomo affascinante, incline alla sensualita' e incapace di legarsi ad alcuno. Per vivere fa il giornalista, senza troppa convinzione e senza idealita'. A volte scrive romanzi erotici ma il suo lavoro piu' importante e' 2046, storia di un innamorato che vola in quell'anno per trovare risposte alle sue ansie e ai suoi dubbi. In questo viaggio il protagonista riesce addirittura ad amare un simulacro di donna, rappresentato da un androide dai sentimenti differiti, evidente simbolo delle difficolta' di riallineare il tempo cinese a quello di Hong Kong.Il 2046 e' l'anno in cui terminera' il periodo di transizione e Hong Kong tornera' all'ordinaria amministrazione della Cina. L'amante dice a se stesso che il passato non puo' tornare, un monito che sembra rivolgere alla Cina, ammonendola che per quanto possa essere stata forte l'unione in passato non sara' mai possibile riportare indietro le lancette della storia. Il film esprime ansie profonde dell'anima di questa citta' ma scorre un po' troppo noiosamente tra le sue metafore, utilizzando troppi cliche', sia narrativi che figurativi. Glissiamo sulla ostentata pubblicita' della LG.
mercoledì, novembre 03, 2004
Le Trachinie di Sofocle adattamento in inglese di Ezra Pound regia di Giancarlo Nanni in scena al teatro Vascello di Roma In questa resa il regista compie un'operazione esplicita: abbassare il registro linguistico dell'opera fino ai livelli piu' bassi, attraverso l'uso di parole volgari; attualizzare attraverso l'uso di termini moderni, alleggerire attraverso l'uso, a tratti, del tono comico e di inserti di musica leggera. Nessuna di questa scelte produce effetti benefici sull'esposizione, tranne forse gli innesti musicali. Il linguaggio triviale abbassa le tragicita' dell'opera senza renderla piu' comprensibile, l'uso del registro comico appare incomprensibile e totalmente inadatto, l'uso di termini moderni rende meno credibile l'opera, raggiungendo il risultato opposto a quello desiderato. Le tragedie sono tragiche, la conoscenza della cultura classica e' fondamentale per la comprensionde del messaggio in esse contenuto. Rendere popolare a chi ha avuto la sventura di non poter acquisire gli strumenti di decodificazione e' opera meritoria che si deve basare sul rispetto dell'opera, dell'autore, del suo tempo e del fruitore che deve essere, comunque, chiamato a mettere del proprio per comprendere l'opera. Scorciatoie semplicistiche di stampo pop risultano indigeste.
In questa tragedia protagonisa e' il destino, con le sue leggi la sua durezze e implacabilita'. E' narrato di come Deianira, per riconquistare l'amore di suo marito Ercole, involontariamente ne provoca la morte. Ercole, di natura semidivina, vincitore contro mostri e nemici fortissimi, muore per mano di colei che lo ama e che egli ha tradito.
Piccoli ladri di Marziyeh Meshkini
E' un film iraniano che ispira dichiaratamente a "Ladri di biciclette" di De Sica. E' la storia di due bambini afghani che affrontano da soli la vita in un paese ridotto in macerie, vagando per Kabul. Gli episodi narrati hanno un alto contenuto drammatico ma il registro usato tende ad alleggerire i toni fin quasi a sfiorare le commedia. Tranne una vaga presa di distanza dalla intransigenza dei Talebani, il film evita di esprimersi sulle innumerevoli disgrazie dell'Afghanistan, pur senza riuscire ad oscurare le conseguenze degli interventi operati in quel paese. Se l'intento fosse puramente narrativo si potrebbe serenamente archiviare la pellicola come una fruibile e simpatica commedia. Il regista, tuttavia, dichiara apertamente il suo richiamo ai maestri del neo-realismo italiano. Evidentemente rintraccia un parallelismo tra l'Italia del dopo 45 distrutta dalla seconda guerra mondiale e l'Afghanisan dei giorni nostri, distrutto dalla guerra statunitense, precedentemente provato dal disumano regime dei Talebani e prima ancora dalla guerra tra URSS e mujahedin, innescatasi dopo un l'inizio di una guerra civile. Evidentemente riconosce il merito del neo-realismo italiano nell'aver narrato la realta', facendo sviluppare riflessioni, pur senza fare un cinema didascalico. Tale intuizione appare felice e opportuna tuttavia non e' riuscita la costruzione del proprio film in quanto il registro narrativo, unito all'assenza di toni "politici" derubrica completamente il film dall'alveo neo-neo-realista.
Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera di Kim Ki-Duk
La visione di un opera cinematografica e' un'esperienza. Di conoscenza dell'altro, di introspezione. Questo film getta un ponte tra le due sponde costituite dall'altro e dal se'. Ripercorre l'ontogenesi della propria vita attraverso la filogenesi dell'uomo. Proietta la diegesi della propria storia nello scorrere delle stagioni. La natura e' metafora, di piu', simbiotica con lo sviluppo della propria storia. Tracciata questa relazione, e' possibile raccontare l'uomo attraverso le immagini della natura. Non e' resa al naturalismo ma scelta di linguaggio, di simboli. C'e' il mondo terreno, c'e' l'acqua che segna il limbo, la distanza, la separazione e c'e' l'isola, sede del se', centro di meditazione, di ricerca. Su tutto scorre il tempo che impone inesorabile le sue stagioni, le sue sfide a cui l'uomo deve trovare risposte, mai certe, mai scontate. Un'affascinante viaggio, fatto di colori struggenti, immagini che trascendono il proprio significato e si fanno portatrici di significati altri. La natura si "umanizza", permettendo all'uomo di diluirsi in essa e realizzare una sinestesia tra mondi viventi perfettamente comunicanti.