saletta Lumiere


giovedì, settembre 29, 2005

Cinema Geneticamente Modificato

Dear Wendy

di Thomas Vinterberg

Un cinema che, trascurando la forma, si limitasse al "messaggio", al "contenuto", al significato sarebbe privo della sua specificità, tradirebbe la sua forma artistica. Un cinema che, trascurando il significato, curasse esclusivamente la forma, il significante sarebbe illusorio, effimero o, peggio, manierista. Come definire un cinema che curando esclusivamente la forma (regia, recitazione, fotografia, ritmo narrativo, etc) annullasse sistematicamente, progettualmente ogni senso? Esso appare come una sperimentazione: cosa accade se da un film escludo il senso? Oppure una provocazione: come viene criticato un film di tal specie? Per questo parlo di Cinema Geneticamente Modificato.

La sceneggiatura del film, di Lars Von Trier, appare costruita come scrupoloso percorso che eviti accuratamente ogni punto di ricaduta contenutistico. Il senso è totalmente estraneo all'interno del film. Ogni evntuale valutazione che tendesse ad attribuirgliene dovrebbe muoversi extra-film, nei manifesti firmati dal regista e dallo sceneggiatore, dalla loro filmografia, dalla loro storia e dallo spazio che comunque può esistere intorno ad un film: il suo spazio di adiacenza. Ma l'accesso a tale spazio deve essere riservato esclusivamente a quelle opere che irradiano da sè nuovi campi di critica cinematografica e questa volta non mi pare sia così.

Il film ha una regia matura che srotola la narrazione con ritmo, incalzando lo spettatore; la recitazione dei giovani attori è pulita e fluida. Eppure tutto ciò non basta a rendere dear wendy un'opera d'arte. Un film senza un senso è un film senza anima.

 

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18:09 | commenti (2) | cinema |

martedì, settembre 27, 2005

Cioccolato formato famiglia

La fabbrica di cioccolato

di Tim Burton

Tim Burton ha tratto la sceneggiatura del suo ultimo fantasy dal libro omonimo di Dahl Roald. Resteranno delusi gli estimatori di Burton che amano il gotico, l'horror intelligente, la dissacrazione dei miti. Niente di tutto ciò. Si tratta di una storia assai semplice con due piccole morali: i bambini non devono eccedere la misura nè nel bene nè nel male e la famiglia è davvero importante. Insomma, quanto di più ritrito e banale (oltre che sbagliato) si possa dire. La narrazione scorre (troppo) schematicamente, i personaggi sono solo caricature e riescono ad essere tutti in ombra. La vera protagonista è la morale familistica. Per fortuna che il regista si degni di ricordare di come i ricchi abbiano più possibilità dei poveri, anche questo è banale ma nel film soffia un arido vento reazionario da cui ci si potrebbe aspettare di tutto. Il film è così povero da mettere in cattiva luce anche Jhonny Depp, ridotto ad un emulo di Michael Jackson, per il solo fatto di aver inseguito i propri sogni contro un padre reazionario, crudele e meschino. La ribellione gli è costata una maturità mai ottenuta ed alla fine riesce a riunire il peggio: resta un immaturo ma incapace di seguire i propri sogni se non con la protezione di una nuova famiglia. Burton ha torto ma se anche avesse ragione perchè non lasciar sognare che sia possibile restare per sempre Peter Pan, a che servirebbero le favole altrimenti? L'ambientazione del film e i suoi scenari potevano essere buoni per una bella storia ma sono andati sprecati. Aspettiamo La sposa cadavere. Promette molto meglio.

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19:50 | commenti (3) | cinema |

lunedì, settembre 26, 2005

Democrazia e Socialismo.

Allende

di Patricio Guzman

Chi ama la rivoluzione del Che ma non ama il governo di Fidel, chi sogna il socialismo ma non a costo della democrazia, chi vuole raggiungere l'uguaglianza senza torcere un capello ai borghesi che l'osteggeranno vada a vedere questo documentario. E' la storia di Salvador Allende, raccontata piano, soffermandosi sui particolari, sull'uomo, i suoi gusti, le sue idee, la sua moderazione e mitezza. E' la storia del primo tentativo fatto di costruire il socialismo, attraverso le elezioni e il consenso popolare. Un socialismo che preservasse la democrazia, l'espressione del dissenso e l'organizzazione dell'opposizione capitalista.  La stori del Cile dimostra che il socialismo non è affatto antiteco alla democrazia, non contiene in sè i germi della violenza e di essa non ne ha alcun bisogno. Il socialismo è semplicemente l'ambizione dei lavoratori che la esprimono (se e) quando ne abbiano consapevolezza.

Quello che è incompatibile con la democrazia è l'ascesa di un idea non capitalista all'interno del mondo capitalista. Nel documentario si trova una straordinaria dell'ambasciatore USA in Cile ai tempi di Allende il quale afferma candidamente, serenamente che gli USA non accettarono (come oggi non accettano) che si sviluppi nessuna idea non capitalista, si affermi democraticamente o meno e che non esitarono (come non esitano) ad utilizzare qualunque strumento (soprattutto violento e non democratico) pur di affermare la propria politica capitalista che salvaguardia la borghesia a prescindere da qualunque valutazione democratica. Questo lo capì bene Berlinguer quando vide che l'URSS non mosse un dito per aiutare il Cile (a differenza di Cuba).

Questo è il mondo ai giorni nostri. Questo è il motivo per cui occorre sostenere Cuba (almeno fino al crollo degli USA).

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18:27 | commenti | cinema |

giovedì, settembre 22, 2005

Squarci di cinema dell'America latina

MALA LECHE

di León Errázuriz

Una mini rassegna alla casa del cinema di Roma, dedicata al cinema di Cile e Argentina. Questo film, opera prima del regista, è ambientato a Santiago del Cile. E' la storia di due giovani sbandati di periferia che come mosche impigliate nella ragnatela di bande di periferia, povertà, disagio si dimenano freneticamente finendo per favorire la loro fine. Il film ha il merito di evidenziare il forte distacco esistente tra il centro ricco della città e una periferia poverissima fatta di povere capanne che stanno a testimoniare il fallimento delle politiche neoliberiste di Pinochet.

L'opera di inserisce in un filone neorealista che si sta espandendo velocemente in America latina, forse anche per la crisi economica che flagella questo continente e la contemporanea speranza di cambiamento che lo attraversa.

Il film è costruito con ritmo e cura ma manca di un suo spirito che lo animi.

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16:46 | commenti (1) | cinema |

martedì, settembre 20, 2005

Ti squarto in nome di Dio.

Mastro Titta passa ponte

di Gioia Costa.

con Tommaso Ragno

Il primo evento della sesta edizione di Esplora Azioni si è svolto presso la basilica di San Giorgio al Velabro. Basato sull'autobiografia di Giovan Battista Bugatti, il boia dello stato Vaticano, vissuto tra il 1786 e il 1864. Della sua macabra attività è restata traccia anche negli scritti degli inorriditi Dickens e Byron. E' ben noto che la Chiesa abbia praticato la pena di morte per lungo tempo tuttavia questo non riesce a ridurre lo stupore che si prova nell'apprendere di quanta ferocia fosse aggiunta alla mera esecuzione capitale. Dalle memorie dello stesso Bugatti, detto Mastro Titta dai suoi concittadini, apprendiamo che eseguì la sua prima condanna all'età di diciassette anni. Si trattò di uno strangolamento, cui seguì lo squartamento del cadavere. La vittima era un altro giovani di poco più grande di lui. La frase "passa ponte" stava ad indicare il tragitto che il boia compiva per recarsi sul luogo dell'esecuzione che tipicamente era la piazza antistante la chiesa di San Giorgio, piazza del Popolo o campo de Fiori.

Assistere alla lettura delle memorie del boia lì dove operò è una lenta discesa nelle pieghe della storia di Roma. La città apre i suoi antri reconditi, ci lascia precipitare nei secoli andati. Un miracolo che Roma sa ben compiere. Accompagnati in questo excursus da un bravo Tommaso Ragno, impegnato nelle tetre letture del boia con indosso lo stesso mantello rosso che gli appartenne.

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19:05 | commenti | teatro |

giovedì, settembre 15, 2005

Maria.Troppo amata per essere con Pietro.

Mary

di Abel Ferrara

Non è sufficiente essere stata una discepola di Gesù, averne riportato la storia in un Vangelo, esserne amata al punto d'avere il privilegio di rivederlo per prima dopo la sua resurrezione. E' una donna e il suo amore desta scandalo, in sè. Il suo amore la rende agli occhi della Storia una ex prostituta e per la chiesa di Pietro la sue parole sono solo apocrife. Il signore l'amò fino a rivelarle ciò che agli altri apostoli non disse mai. Pietro che mai aveva accettato l'amore che la legava al maestro non le credette e la relegò ai margini della Storia.

Nella parabola discendente che i maschi impongono a Maria Maddalena c'è il potenziale rivoluzionario della forza che la legava a Gesù e che la chiesa doveva disinnescare per condurla nell'alveo reazionario dei sentimenti controllati, codificati e privi dell'incertezza che aleggia nelle relazioni tra i due sessi (Filippo rivela nel suo vangelo che il signore soleva baciarla sulla bocca).

Gesù, dopo la sua morte, rivela a Maria prima e suoi discepoli dopo che la verità si coglie col cuore e non con gli occhi e neppure con la mente. Dice loro anche che la salvezza sta nell'esprimere se stessi. L'apporto gnostico del vangelo di Maria, unito alla sua figura, delinea un'umanizzazione di dio ed una contemporanea divinizzazione dell'uomo che viene chiamato figlio di dio, al pari di Gesù e come lui capace di portare e conoscere la verità.

Su questo itinerario cristologico confluiscono le storie di uomini di oggi. Uomini che ricercano l'assoluto, invocano dio, il suo intervento nelle proprie vite, consunte dalla vita stessa. Dio non usa la lingua degli uomini e si rivela nelle nostre vite solo attraverso gli eventi che ondeggiano incessantemente tra la sofferenza e la felicità. Senza senso, senza logica. Condizione ideale per vedere ogni senso ed ogni logica, per ascoltare le risposte di un dio, costruito a nostra immagine e somiglianza.

Questo ondeggiamento bipolare, tra dio e l'uomo, la salvezza e la dannazione, la religione e dio  innerva tutto il film, sostenuto da una tensione registica notevole. Ma pur volendo accettare l'assenza della sintesi tra diverse tesi  resta impresso il volto sereno di Maria Maddalena (quasi un sigillo dell'autore) dopo la positiva soluzione della vicenda tra Ted e sua moglie, resta totalmente inevaso il giudizio sul conflitto tra israeliani e palestinesi (che non è un castigo di dio e pertanto necessita del giudizio dell'uomo), resta senza risposta la dialettica (alquanto superata) tra libertà di parola e rispetto della religione. Forse troppe lacune per un film così ambizioso.

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16:16 | commenti (3) | cinema |

martedì, settembre 13, 2005

«Aspettami nel futuro, io ci sarò ad amarti»

Il castello errante di Howl

di Hayao Miyazaki

Howl conosce la magia ed usa la sua forza per combattere contro la guerra che affligge il mondo. La guerra è il male oggettivo e Howl sente il dovere di contrastarla eppure non acquisterebbe più felicità neppure se riuscisse nel proprio intento. Howl vive nella contemplazione della propria bellezza, traendone la forza per continuare la propria lotta. Non ha nessuna speranza di spezzare il mito circolare in cui è racchiusa la propria esistenza. Il suo vero mondo è racchiuso nel castello errante. Una costruzione solipsistica, in cui lui vive in simbiosi con il demone cui ha consegnato il proprio cuore: Carlsifer. E' un demone fragile che si sente, a sua volta prigioniero di Howl. I due, invero, sono amici e la loro esistenza è legata al punto da configurare un solo soggetto. Howl ha raggiunto i massimi livelli della magia e la più alta contemplazione di sè eppure vive solo, in preda ai suoi demoni, prigioniero nel suo castello, pieno di incantesimi che devono proteggerlo dal mondo, con cui non desidera alcun rapporto.

Sophie è la giovane cappellaia che s'innamora di lui, della sua forza, del suo coraggio che l'ha protetta e salvata dal pericolo. L'inevitabile Strega delle Lande scatenerà contro Sophie un terribile incantesimo che la renderà una decrepita vecchietta. Ecco che la donna è privata anche della sua forza e bellezza, le resta solo il ricordo di un amore. Sente di non poter realizzare il proprio desiderio ma neppure di tenersene lontana. Improgionata in questa empasse decide di divenire donna delle pulizie del castello di Howl. In questa vicinanza scopre tutta la fragilità di Howl, fino al punto di doverlo proteggere dal suo istinto di autodistruzione.

Inevitabilmente Howl potrà toccare la vita solo quando rinuncerà al potere e l'immortalità che gli derivava dal patto che aveva stretto coi suoi propri demoni. E sarà Sophie a scioglierlo, senza il consenso preventivo di Howl.

Ancor prima che il loro amore potesse divenire reale Howl era già catturato dall'energia emanata da Sophie, ricambiandola, se non col proprio amore, con la propria dedizione. E così che Sophie, navigando nel tempo, assisterà al patto di Howl col demone e prima ancora di conoscere il futuro, ingoiata da un buco temporale invocherà Howl di attenderla, consapevole dell'amore di cui il potentissimo mago non avrebbe mai avuto certezza.

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17:56 | commenti (1) | cinema |

venerdì, settembre 02, 2005

Riding giants

di Stacey Peralta

Negli anni '50 alcuni giovani statunitensi hanno scoperto che era possibile vivere fuori dal sistema (anche se grazie al sistema), era possibile vivere anche solo surfando le onde delle Hawaii. In quel gesto è contenuta una dose di adrenalina, alienazione dal mondo strutturato, rischio (in)consciente tale da dare senso a tutta una vita. E' una finestra storico-temporale che si apre per alcuni giovani e che li porta a scoprire un'ideale di vita da uomo dionisiaco. In pieno capitalismo, nel pieno oceano c'e' un posto fuori dal mondo, dove ci sono solo onde del mare in mezzo alle quali scoprire se stessi. E capire quante poche poche cose siano sufficienti per riempire tutta una vita e quanto forti possano essere vale come come anni di ricerca spese sui libri a cercare di studiare l'uomo. L'uomo è materia, da essa deriva la sua paura di morire e la sua voglia di vivere, da essa derivano i suoi sogni e in essa può realizzarli. Tra onde immense, in condizioni estreme, è possibile anche (ri)trovare se stessi, è una conoscenza muta che non si sa comunicare ad altri ma che appare tremendamente vera, lascia sereni, senza dubbi, senza altri pensieri, fino alla prossima onda. Finchè l'acqua dei nostri organi non torni al mare e il silicio delle nostre ossa alle spiagge.

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17:35 | commenti | cinema |