giovedì, dicembre 15, 2005
Il ritorno L'ignoto spazio profondo (The wild blue yonder) di Werner Herzog
Lo statuto del viaggio necessita del ritorno. Solo il ricongiungimento con l'origine trasforma l'emozione della conoscenza in esperienza e intelligenza. A raccontarci questa storia è un alieno: è la storia del nostro pianeta e del nostro genere. L'allontanamento dell'osservatore dall'oggetto di osservazione è un'operazione fondamentale per acquisire equilibrio e saggezza. L'alieno ci racconta di un viaggio compiuto dalla sua specie dal suo pianeta morente verso la Terra. Ci narra degli insuccessi da loro ottenuti, per incomprensione del genere umano, cui pure sono consustanziali. Come una beffa della storia accade che un gruppo di uomini intraprendano il viaggio opposto per sfuggire alle minacce che sembrano aggredire la Terra. Il viaggio conduce gli umani proprio sul selvaggio pianeta blu, da cui proviene l'alieno. Un luogo inospitale, dove una crosta ghiacciata ricopre un'atmosfera di di elio liquido. E' un pianeta abbandonato dalla sua intelligenza più evoluta, popolato da creature a noi sconosciute, eppure felici di incontrare noi, che siamo così simili agli antichi abitanti. Sono queste le altre parti fondanti del viaggio: la scoperta e l'incontro del nuovo e diverso. Pur in un contesto così difficile l'uomo proverà a ricostruire qui il suo modello di civiltà originaria. E' l'incoazione a ripetere, in ogni luogo, l'atto fondante della nostra soggettività (riprodurre le esperienze che ci hanno dato felicità primordiale). Ma un profondo e inconscio richiamo indurrà gli astronauti umani a riprendere il viaggio di ritorno verso la Terra. Il tempo non scorre alla stessa velocità per soggetti in movimento. Al loro ritorno i naviganti del cosmo ritroveranno una Terra di nuovo vergine, bellissima e primordiale. E' il sogno di Ulisse che si avvera: ritrovare la sua patria, il suo regno e la sua sposa. Solo ciò che è stato perduto, il desiderio di ritrovarlo (il ricordo di un amore) mantiene viva la passione e il coraggio che permettono di vincere le ostilità e ricongiungersi all'origine. Dove tutto prende senso. Per sempre.
giovedì, dicembre 01, 2005
"Avete più paura di me" La cena delle ceneri da un testo di Giordano Bruno regia di Antonio Latella in scena al teatro India Egli è un uomo in lotta contro il proprio tempo, contro il pensiero unico del proprio tempo. Lotta contro l'impero della chiesa, le dottrine accettate, le istituzioni. Per questa lotta perderà la propria vita ma il suo pensiero sarà prevalso e ai suoi inquisitori potrà serenamente rivolgersi con queste parole: "avete più paura di me". Quest'opera riesce a testimoniare il senso di una vita, speso nella lotta, nella difesa delle proprie idee, contro un potere assoluto che sembra eterno ed invincibile ed in questo ritrova tutta la sua drammatica attualità. La messa in scena di Latella è geniale, i protagonisti nascono alla ragione all'inizio dell'opera e muiono in effigie al suo termine, ciascuno di loro contiene da subito tutta la storia che svolgeranno, a simboleggiare un'ontogenesi che riassume la filogenesi. I dialoghi avvengono sull'acqua che di essi terrà memoria. La recitazione ondeggia armoniosamente tra l'aulico ampolloso e il brillante ironico, a testimonianza della natura del filosofo nolano.
Il giorno delle ceneri del 1583 a Londra quattro personaggi discutono dei massimi sistemi. Giordano Bruno usa questo pretesto per esporre le proprie teorie in merito al moto degli astri, alla trasmutazione dell'anima in diverse forme, l'infinitezza dell'universo, la presenza di infiniti mondi. Era quello il tempo in cui queste trattazioni mettevano i brividi, per il rischio nel quale si incorreva nel trasgredire l'ortodossia della chiesa. Bruno sostiene la teoria Copernicana contro quella di Tolomeo, seppure riletta in una chiave più fisica che matematica. Sostiene la consustanzialità di tutte le cose che sono, pertanto, equamente senzienti e dotate di anima. Ammette che le differenti abilità siano dovute alle differenti forme esterne (p. es. la presenza delle mani nell'uomo) che gli permettono più elevate esperienze di apprendimento. 