saletta Lumiere


lunedì, febbraio 06, 2006

L'acqua e la terra

Munich

di Steven Spielberg

Non puoi chiedere all'acqua di non erodere la terra, non puoi chiedere alla terra di non fermare l'acqua. Per questi elementi naturali non c'è compiacimento della ferita arrecata e neppure capacità di interrompere la sfida mortale. Nessuna sofferenza inferta o subita potrebbe fermare lo scontro. Gli israeliani e i palestinesi di Spielberg hanno questa dimensione titanica. In particolare Spielbgerg intende soffermarsi sugli israeliani.  L'enorme capacità di lotta, anche se a volte irragionevole e bestiale, di questo popolo non riesce a strappargli di dosso il ricordo dell'appartenenza all'umanità. Spielberg agisce con lo spirito del neorealismo. Non cede ai ricatti psicoreligiosi dell'appartenenza alla fede ebraica, non aderisce neppure alla causa palestinese. Ma non è mai equidistante, non è mai neutro, non vuole mettere in evidenza i torti e le ragioni. Spielberg è dentro la storia. E' nella testa degli uomini, riconosce gli uomini, al di fuori delle loro appartenenze. Guarda l'uomo. E' uno sguardo che non condanna e non assolve, è uno sguardo che porta alla luce, senza inganni. Come un archeologo che rinvenga una antica casa sommersa dalla lava, non giudica le relazioni tra gli uomini che l'abitarono ma indica in modo implacabile le azioni che accaddero e che la lava fissò per sempre.

La sua è un'operazione coraggiosa che mette ognuno difronte alla propria coscienza. E' facile odiare il nemico bestiale e truculento, assetato di sangue e privo di ogni umanità e ragionevolezza. Questo tipo di nemico, se mai esistette davvero, è per noi occidentali solo il nazismo, il cosiddetto "male assoluto". Forse mai più nella storia contemporanea troveremo un simile nemico. Il nemico è un uomo, con i suoi dubbi, le incertezze che solo la propria condizione di classe o esistenziale porta ad essere nemico. Che lo si odi, che lo si ammazzi se necessario ma che si abbia il coraggio di farlo per le sue idee (esistenza), per le sue azioni (classe), sapendo della complessità del suo animo. Non si ammazza quasi mai il male assoluto, si ammazza sempre un uomo. E', dunque, un film contro l'integralismo. E' un film sull'uomo. Non un'operazione di frettolosa pacificazione basata sulla medietà. Spielberg riesce a non prendere posizioni politiche. Questo sarebbe un limite per un'intellettuale che intendesse parlare di quel conflitto ma Spielberg parla del conflitto tra uomini e non solo di un conflitto tra israeliani e palestinesi. Non propone esiti fattuali ma modi di guardare. Restituisce complessità all'uomo-nemico e, dunque, dignità.

Nel catechismo della religione cattolica è scritto che un peccato per essere tale ha bisogno di tre condizioni: piena consapevolezza del male e deliberato consenso. Quale uomo mai riesce a peccare con tale disposizione d'animo? Forse nessun uomo ha mai peccato in tal modo eppure questo tipo di peccati per la chiesa esistono, devono esistere e devono essere puniti. Ma la chiesa è inganno. Nel mondo reale forse non possiamo prescindere dalla punizione e certamente dobbiamo prescindere dal peccato.

Nell'ultima scena del film la rievocazione terribile della strage dei patrioti/terroristi palestinesi e degli atleti israeliani avviene nella mente di un uomo che fa sesso con sua moglie, in modo violento e allucinato. E' la congiunzione del politico con il privato. E' la penetrazione del pubblico nell'individuo, nelle sue pieghe più intime. E' la prova dell'inscindibilità dell'uomo. E' la prova che non c'è pace, nessuna pace, senza giustizia.

 

postato da euriskon
http://buio-in-sala.splinder.com//post/7089011
20:02 | commenti (5) | cinema |

mercoledì, febbraio 01, 2006

E' più facile che un cammello...

John e Joe

testo di Agota Kristof

regia di Pietro Faiella 

in scena al teatro India di Roma

 John e Joe sono due amici che vivono in povertà. La sorte (un biglietto del lotto) porta una ventata di ricchezza nella coppia. Ma la vincita è contese e, inevitabilmente, porta i due amici a contrapporsi e a distruggere la propria amicizia. Per fortuna che la piccola fortuna viene presto dilapidata; a quel punto i due potranno tornare ad essere amici.

Si tratta di una breve piece brillante che Massimo Olcese, Adolfo Margiotta rendono brillante, attraverso il loro sguardo surreale sulla vita. L'allestimento è essenziale ed efficace. L'interpretazione attoriale originale e divertente.

E' una dimostrazione empirica del potere distruttivo del denaro verso qualunque relazione umana dignitosa e costruttiva. Esemplari alcuni dialoghi da cui si evince la gratitudine dei poveri verso i ricchi per la loro elemosina, senza immaginare che essa è solo un minuscolo frammento del furto perpetrato dai ricchi ai loro danni. Un elogio della povertà e dell'amicizia, senza enfasi.

postato da euriskon
http://buio-in-sala.splinder.com//post/7037563
18:20 | commenti | teatro |