lunedì, dicembre 18, 2006
Gli occhi di Ofelia Il labirinto del fauno di Guillermo del Toro Guillermo del Toro parla della Spagna e di un tempo, usando gli occhi, il linguaggio e la mente di Ofelia. Per aderire al suo mondo l'ambientazione diventa polivalente, quasi astorica e i luoghi fluttuano nel tempo indeterminato. I colori scivolano nella gamma del colore dei sogni fantastici, nel regno del blu, un blu carico, elettrico, venato da fosforescenze magiche. Usa nel mondo reale la stessa crudezza terribile delle favole, apparendo a volte inutilmente cruento. Il mondo reale e il mondo fantastico si specchiano e si riflettono, si alludono reciprocamente, ogni personaggio diventa metafora dell'altro mondo, costruendo il nesso semantico sui poggia l'intero film. Così il capitano franchista incarna il male assoluto, suo figlio, che sarà di lui immemore, può incarnare il futuro della Spagna, i mostri e le fate troveranno il loro corrispettivo reale nella sfida tra il bene e il male. C'è speranza per la Spagna e per il futuro, non c'è pietà per chi ha guardato il mondo troppo presto, senza proteggersi lo sguardo.
Ofelia è solo una bambina, guarda il mondo coi suoi occhi giovani, intorno a sè c'è la Spagna franchista ma lei non vede fascisti, guerra, partigiani, resistenza, lei vede mostri, fauni, fatine, folletti. Il male è intorno a lei, molto vicino ma il suo animo resta puro. Il mondo fantastico appare come isomorfismo di quello reale e lei sa in che direzione andare ma di questa purezza dovrà pagarne il prezzo.
venerdì, dicembre 15, 2006
Luce tra cinema e realtà 13 dicembre festa della luce In fondo il cinema è solo luce, luce che entra negli occhi e crea confusione, turbamento, inganno, finzione. La consapevolezza della finzione non toglie nulla al turbamento... anzi, se possibile, lo accentua; la consapevolezza dell'irrealtà sembra affermare che il turbamento preesista in noi, come un mondo delle idee platonico, come una categoria aristotelica, che le immagini hanno il potere di risvegliare in noi, come una frase capace di destare spiriti silenti. Si festeggia la luce nel momento della nascita, mentre altro si trasforma e muore. In questa data coincidono l'inizio e la fine di un ciclo, nell'interstizio tra due movimenti opposti, tra due fotogrammi appartenenti a scene diverse, l'occhio proietta i pensieri della sua mente. L'inizio e la fine si incontrano sempre, sempre solo per un istante.
Il giorno del 21 dicembre è il giorno più breve dell'anno ma questo evento viene festeggiato il 13 dicembre, giorno di S. Lucia, santa che "protegge" gli occhi, la luce, la visione... il cinema?
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lunedì, dicembre 04, 2006
memoria e oblio filadelfio, olmarie appassite e papavero. In questo quadro dipinto da sir John Everett Millais nel 1852, il corpo della giovane Ophelia, folle e suicida per amore, vaga sulla superficie dell'acqua, tutto attorno fiori che sono simboli, il papavero simbolo di morte, le olmarie appassite che alludono a tutte la cose inutili. Ogni cosa è un gesto, una parola che sembra chiedere l'oblio, come protezione tardiva, come pietas e si può pensare alla nuit d'octobre di Musset
I morti dormono in pace nel seno della terra. Così devono dormire i nostri sentimenti spenti. Anche queste reliquie del cuore hanno la loro polvere; sui loro resti sacri non infieriamo.
citato da Proust nella Ricerca in Albertine Scomparsa. E lì dappresso è sempre Proust a citare il Un unico pensiero, un'unica serie di immagini che conduce dall'oblio al 

filadelfio, il fiore che col suo intenso profumo è il fiore del ricordo. Un odore impossibile da dimenticare evocatore di tutto quanto gli è stato involontariamente associato, uno sguardo, una sensazione, un'espressione, un nome. Come un'ape racchiusa in una goccia d'ambra nel mentre ne prendeva il nettare, racchiusa per sempre nel suo gesto più vitale.
ricordo. Incerti se ricordare o dimenticare, lasciando agli eventi la decisione, si può guardare alla vita come a un film e vedere l'arte diventare vita e la vita imitare l'arte.
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19:43 | commenti (10) | pensieri |