saletta Lumiere


lunedì, febbraio 26, 2007

Bambole e burattini

"siamo come burattini e quando piangiamo ci cola il colore sul viso..."

Maria. Un'estate d'amore. di Ingmar Bergman

"Sai si può scrutare nella vita una volta sola. Le difese che uno si costruisce crollano. Ed egli si ritrova spoglio e gelido e può vedere il suo vero se stesso, ma una sola volta. In quel momento non si ha il coraggio né di vivere né di morire."

Il maestro di ballo a Maria. Un'estate d'amore di Ingmar Bergman

 

"Tu hai mai fatto dei sogni la notte e al risveglio sentirti così commossa da aver voglia di piangere e cercare inutilmente nel risveglio ciò che hai sognato... di fuggire lontano? Ci si sveglia al mattino con un grande senso di malinconia e il cuore ricolmo di tenerezza."

Maria. Un'estate d'amore. di Ingmar Bergman

immagine da "Dolls" di Takeshi Kitano

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12:08 | commenti (4) | pensieri, cinema |

lunedì, febbraio 19, 2007

Ricordi di ghiaccio

Il sergente

di e con Marco Paolini. Tratto da "Il sergente nella neve" di Mario Rigoni Stern.

in scena presso il teatro Argentina di Roma.

Quello che ancora ci sconvolge del secondo conflitto mondiale è la sua dimensione totalizzante: l'odio razziale, il genocidio, la bomba atomica, i lager, le ideologie contrapposte. In quella guerra il nemico è un nemico totale, non c'è pietà, non c'è codice d'onore, è una guerra di eliminazione definitiva. Ebbene, a sentire i racconti di Rigoni Stern, c'è stato un tempo e un luogo in cui la morte s'è data un vestito di pietas ed umanità. Sul fronte russo, nella ritirata dal fiume Don, ai soldati italiani è capitato di ritrovarsi a mangiare nella stessa capanna accanto a soldati russi, sfamati dalla stessa contadina. In questa ricostruzione fatta solo coi propri ricordi, questa solidarietà contadina, questa forma di rispetto minore è il segno di una comunanza, di un riconoscersi. Quelli che s'ammazzano sono contadini delle langhe italiane e contadini della steppa russa. Sono figli della terra, sono figli della stessa classe.

Si provi a chiudere gli occhi, a "vedere" i soldati italiani, vestiti di stracci, che si ritirano, senza nessun aiuto dai tedeschi. Soldati che prima scaricano gli zaini per andare avanti e poi crollano nella neve, lasciati indietro dai commilitoni, nella lotta per la vita, in questa  ritirarata a piedi lunga più di cinquemila chilometri. E, per chi ha visto "I girasoli" di de Sica, verrà alla mente la scena della contadina russa che trascina il corpo esausto di Mastroianni verso la capanna. Sono gesti che si devono ricordare, anche prima di capirli. E quando si capiranno forse finalmente la guerra sarà finita.

Paolini ci aiuta a ricordare, a onorare il dovere di ricordare, col suo stile asciutto, la scenografia minimale. Il suo racconto attraversa tutti i registri, dal comico al drammatico, per restituire tutti colori della guerra che è pur sempre fatta dagli uomini, che è pur sempre vita. Paolini ricostruisce la struttura dei personaggi e li fa vivere davvero. Lo spirito del racconto di  Rigoni Stern è lì. In questa storia così drammatica è stato giusto rifuggire la tentazione della pateticità. E' stato giusto trattare ruvidamente una materia che è ruvida. Eppure per parlare di ciò che apparentemente non ha senso, come quella guerra, forse occorreva imprimere più a fondo il dolore del ricordo, il disgusto della morte, il terrore della follia, il calore di quella terra gelida.

Resta tutto intatto il senso di quest'operazione,  resta accesa una luce che ricorda di ricordare. 

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21:13 | commenti (4) | teatro |

I miei ricordi

"non riesco a ricordare di dimenticarti"

Lenny in Memento. di Christopher Nolan

 

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11:02 | commenti (2) | pensieri, cinema |