saletta Lumiere


lunedì, marzo 12, 2007

Fragili foglie

Babel

di Alejandro González Iñárritu

Un sottile filo si snoda lunghissimo nello spazio e nel tempo a legare persone e fatti lontanissimi. Una leggera scossa ad un capo provoca conseguenze drammatiche al suo opposto estremo. E' la legge della casualità che governa il mondo e le vite degli uomini come il vento quella delle foglie. E' questo il nesso su cui Iñárritu continua ad indagare (21 grammi ma anche amores perros). Il caso non toglie senso alla vita ma la rende fragile e precaria.

Iñárritu si conferma abile narratore di storie, impastando gli avvenimenti con la piena padronanza dell'esito che si vuol ottenere. Ogni storia, ogni personaggio deve andare a comporre il mosaico immaginato e lo fa con sicurezza.

Il caso non muta le leggi immutabili della vita, che impongono ai più deboli di pagare il prezzo più alto, a chi è solo di sentire più forte il senso della solitudine. Foglie fragili che sbattono nel vento incessante, senza più sentire la vita dell'albero, senza ancora incontrare la morte nella terra.

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19:55 | commenti (5) | cinema |

giovedì, marzo 01, 2007

La fine delle illusioni

Genova 01

di Fausto Paravidino

in scena presso il teatro Ambra Jovinelli di Roma

C'è stato un tempo in cui a chi sognava un mondo diverso era dato di sognar. C'era un tempo in cui una speranza di alternativa non era un pensiero folle. Questo tempo è finito. E ieri al teatro Ambra Jovinelli di Roma, durante il dibattito che è seguito allo spettacolo questo era pienamente tangibile.

Lo spettacolo è totalmente privo di scenografia e di supporti visuali (che forse sarebbero stati utili). Sul palco sette giovani attori, tra cui lo stesso Paravidino. Si comincia con un riepilogo sull'imperialismo, il colonialismo, un pò di lotta di classe. Si spiega in tono didascalico cos'era il movimento dei movimenti, nato a Seattle. Si illustra per sommi capi l'omicidio di Carlo Giuliani, l'attacco ai manifestanti da parte della polizia, le torture nella caserma di Bolzaneto. La narrazione è prevalentemente piana, con spunti anche ironici, si rifuggono toni forti o ideologici. In qualche raro momento il testo suona anche intenso.

Allo spettacolo va riconosciuto il merito di mantenere l'attenzione sui fatti di Genova, anche al fine di invocare l'istituzione di una commissione di inchiesta. Resta un pò di delusione nel riscontrare che non porta nessun elemento nuovo alla difesa delle vittime di Genova. Un lavoro di ricerca autonomo e indipendente sarebbe necessario, anche solo per collegare e sistematizzare le fonti che raccontano di quei giorni di Genova.

Se lo spettacolo in sè è da salvare, è stato il dibattito ad aprire le porte del baratro. In sala erano presenti Giuliano Giuliani, Heidi Giuliani, Giovanni Russo Spena, Marco Ghezzi ed altri. Russo Spena è stato accolto da una salva di fischi appena pronunciato il suo nome (questo lo dira' Liberazione?). Interventi urlati dalla sala (tra cui quello di Fulvio Grimaldi) chiedevano spiegazione sul sostegno di Rifondazione al finanziamento della guerra in Afghanistan. Russo Spena non ha potuto andare oltre la richiesta di rispetto di una sua posizione basata sull'ipotesi che questo governo sia un punto più avanzato. Meglio non ha saputo spiegarsi. Heidi Giuliani ha avuto una terribile caduta (di stile o di sostanza?) quando ha detto che un bambino afghano preferisce il governo Prodi perchè così può prendere qualche bomba in meno (anche se poi il governo Prodi ha inviato più aerei di quanti ce ne fossero con Berlusconi e ha aumentato le spese militari in modo assai rilevante rispetto al governo precedente)... a tanto s'è ridotto l'erede del glorioso partito comunista. E in sala tutti sembravano saperlo, quei pochi che applaudivano flebilmente, quelli che fischiavano e contestavano, quelli annoiati e delusi che abbandonavano la sala...

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18:42 | commenti (2) | teatro |