saletta Lumiere


lunedì, luglio 30, 2007

L'azzardo di vivere

Match point

di Woody Allen

Chi ha la consapevolezza della potenza della volontà umana ha la serenità per ammettere il potere della casualità. Come il tennista che al suo match point mandi la palla sul nastro, il nastro si pieghi fermandondola, a quel punto la palla ricadrà su uno dei due lati, seguendo leggi totalmente indipendenti dalla bravura, allenamento e attenzione del tennista. E a volte un "incontro" può modificare l'esito di una vita.

Su questo assunto Woody Allen costruisce un film dal montaggio serrato, con inquadrature studiate e dialoghi attenti e misurati... per non lasciare nulla al caso. Ne risulta un film avvincente e incalzante che usa alcuni clichè sociali come pretesti narrativi per raccontare una storia che può appartenere a tutti.

Questo è anche un film sulla debolezza di chi cede sia alla forza della passione che al richiamo del potere e del denaro, scambiati con la propria libertà. Divententando l'exemplum dell'uomo debole che gioca tutta la propria vita in un colpo solo.

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11:46 | commenti (10) | cinema |

martedì, luglio 17, 2007

Cinema da masticare

Grindhouse. A prova di morte

di Quentin Tarantino

Presentato in concorso alla sessantesima edizione del Festival di Cannes in una versione "allungata" a 120 minuti, era originariamente previsto in una versione da 90 minuti da proiettare insieme a Planet terror di Robert Rodriguez. Sono stati poi separati, anche per recuperare rispetto alla debacle economica subita negli States.

Se fosse lecito paragonare un film ad un cibo,lo assocerei ad un bignè. Un cibo bellissimo da vedere, buono da mangiare, magnificamente inconsistente e con tante calorie, da non abusarne. Tarantino "sforna" l'ennesimo tributo al cinema di genere, questa volta volta una sorta di road movie, alla maniera stunt. Il tributo si arricchisce della pelle originaria, ovvero di tutti gli strumenti tecnici di ripresa, sviluppo e montaggio degli anni '70, ovvero degli anni che videro sorgere e svilupparsi in america quel genere cinematografico. Le immagini sono leggermente sgranate, con una definizione più bassa di quella odierna,  nel montaggio vengono inserite le duplicazioni e i tagli dell'audio che derivavano da imperfezioni dei tagli e dei sincronismi audio/video. La pellicola è segnata da tagli, impurezze e sbalzi. L'impressione è davvero quella di trovarsi davanti ad un film usa degli anni '70, tanto che alla vista del primo telefono cellulare si resta stupiti dell'apparente anacronismo.

La trama del film è ridotta a pochissima cosa, puro e semplice pretesto che permetta lo svolgimento dell'azione che è l'unica cosa che sembra interessare a Tarantino. Il risultato è un film serrato, pieno di deja vu, remake e citazioni che rimettono in circolo una miriade di suggestioni dell' immaginario cinematografico dello spettatore. Ritornano gli inseguimenti dei polizieschi alla Starsky e Hutch e si sente l'eco di tante serie televisive americane che noi, come alcune giovani protagoniste del film, non abbiamo visto ma di cui non fatichiamo ad immaginare il genere.

I film di Tarantino sono buoni da mangiare con gli occhi, appunto come i bignè, sono anche manifesti programmatici che sfidano i cineasti a produrre un cinema sanguigno che faccia vibrare le sensazioni di pancia dello spettatore. Sono tributi alla memoria che rimettono in circolo le emozioni. Ma questo manifesto non delinea un quadro generale valido per tutta la cinematografia attuale, è solo una parte, molto dolce, ma anche molto piccola.

in foto: una Dodge Charger R/T del 1969, detta Generale Lee nel telefilm Hazzard

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11:00 | commenti (10) | cinema, cannes2007 |

lunedì, luglio 09, 2007

Cattolicesimo ortodosso

Constantine

di Francis Lawrence

Un horror-fantasy, non particolarmente splatter, forse volontariamente ironico. L'elemento più interessante è extra-film e consiste nella proiezione visiva del formulario cattolico ortodosso. Il film riutilizza tutte le più brillanti invenzioni del cattolicesimo nell'ultimo millennio: l'inferno, i demoni, gli angeli, gli arcangeli, il potere delle formule, delle pratiche e dei riti. Il tutto viene rimestato, e nell'intrigante impasto innestate alcune invenzioni e rielaborazioni filmiche. L'effetto che se ne produce è lo slittamento dell'ironia dal film al cattolicesimo. D'un tratto comincia a materializzarsi la sensazione che il futile armamentario del film è in realtà sorprendentemente simile all'armamentario classico cattolico. Difficile dire se un simile effetto sia stato voluto dal regista ma ne è un divertente sottoprodotto. Meritevole il messaggio anti-fumo.

in foto: antica stampa su un esorcismo

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14:52 | commenti (3) | cinema |

giovedì, luglio 05, 2007

Portami via

Go West

di Ahmed Imamovic

Gli interessi economici, alimentati dalla religione e dalla follia di massa mandano in frantumi la Yugoslavia, esperimento di integrazione, tolleranza, sviluppo economico. Due uomini, di diverse religioni si amano. Il loro amore è doppiamente scandaloso. Milan, serbo, e Kenan, musulmano, proveranno a salvare se stessi e il loro amore dalla follia e dall'odio. Sarà un percorso pericoloso, che dovrà attraversare la nuova guerra e le vecchie discriminazioni. Ad accompagnarli il coraggio e la dolcezza dei loro gesti, l'inventiva di chi guarda incredulo al mondo e irride benevolmente le incrostazioni liturgiche di società antichissime. A guardarli minaccioso un destino non benevolo.

Un film bosniaco che guarda la guerra dal lato dei serbi, un film sulla morte vista da chi ama. Un'operazione cinematografica che cerca di destrutturare i preconcetti e i pregiudizi, per lasciare nudi gli uomini, privi delle loro strutture e appartenenze. E la follia, sullo sfondo, resta sola a danzare in un ballo incomprensibile e turbinoso che trascina con sè gli uomini inconsapevoli.

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13:57 | commenti (2) | cinema |

martedì, luglio 03, 2007

Il tempo e lo spazio dei sogni

The terminal

di Steven Spielberg

Chiudere un sogno in un tempo o in uno spazio è impossibile, perchè i sogni non hanno tempo, non hanno spazio. Il tempo e lo spazio sono la misura della ragionevolezza. Dividono ciò che è ragionevole da ciò che non lo è, commisurandolo col tempo di una vita e gli spazi che un corpo può o deve percorrere. Viktor vuole realizzarei il sogno del padre, il sogno che non è morto con il padre. Per farlo è disposto a percorre migliaia di chilometri e a farsi rinchiudere nel terminal di un aeroporto. Viktor sa annullare lo spazio e il tempo, per questo sa sognare.

Nel film Spielberg riesce a piazzare alcuni passaggi notevoli, come quando fa dire a Viktor che lui non ha paura delle Cracosia, anche se in guerra, perchè è la sua terra.

Altro elemento fondamentale è l'attesa, "tutti attendono qualcosa", elemento comune a tutti gli uomini. E' l'attesa che si realizzi un sogno, ma non basta attenderlo, occorre saper lottare, superando il tempo e lo spazio, per farlo avverare.

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12:34 | commenti (2) | cinema |

La fine di Benigni

La tigre e la neve

di Roberto Benigni

La vitalità politica Benigni l'ha persa ben presto (forse con Berlinguer ti voglio bene) ma aveva sviluppato un senso dell'umorismo delicato e geniale viceversa la sua "conversione" poetica non è mai stata convincente. In questo film non v'è più traccia del suo intelligente umorismo, solo richiamato in alcune scene che sembrano deja vu. Benigni punta decisamente sulla vena poetica che però non "funziona" e non emoziona. Se era perdonabile l'abbandono dell'impegno politico risulta, però, indigeribile un film che usa l'Iraq solo come pretesto narrativo che dovrebbe simboleggiare un contesto lontano e pericoloso. La presenza dei soldati americani richiama più i guardiani severi ma sciocchi delle favole delle MIille e una notte piuttosto che l'esercito di occupazione che ha devastato quel paese. Chi non vuole parlare di politica per vendere meglio i propri prodotti (anche sul mercato USA) deve evitare di mostrare la realtà e non ammantarla con un velo ridanciano che finisce per giustificarla (se vuole salvaguardare il proprio pudore).

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11:13 | commenti (3) | cinema |

Inutile

Closer

di Mike Nichols

Melodramma sulla gelosia, costruito su un intreccio bizzarramente artefatto. Operazione da laboratorio che punta sul cast (Natalie Portman, Jude Law, Julia Roberts, Clive Owen) e sul sesso (solo parlato ma molto esplicito, sebbene la versione italiana abbia evitato con cura di tradurre i testi scritti che compaiono sul pc) per riscuotere un facile successo di pubblico. In bella evidenza una marca di sigarette (marlboro lights), che alla fine diventano irresistibili. Film decisamente inutile.

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11:05 | commenti | cinema |