mercoledì, settembre 26, 2007
"L'elemento basilare" Il montaggio in foto: Sergej Mikhajlovič Ejzenštejn
Così lo definiva Sergej Mikhajlovič Ejzenštejn, l'elemento basilare, si riferiva al montaggio. Fu lui stesso a descrivere per primo l'importanza di questo concetto. Mai come in questo momento mi ritrovo ad essere d'accordo con lui. Forse per contingenze troppo personali e troppo pragmatiche. Ma è così. Abbiamo realizzato un cortometraggio ed ora siamo un pò impantanati nelle problematiche del montaggio. Tra i lettori cinefili di questo blog, ci sono montatori disposti a collaborare alla "grande impresa" del CSI-lab?
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16:19 | commenti (2) | pensieri, cinema, csi-project |
martedì, settembre 25, 2007
RossoFilm Io non lancio bombe, io faccio film. R.W. Fassbinder
E' sempre con un pò di pudore che ci si rinchiude nel buio di una sala a guardare un film mentre fuori il mondo avanza, e quasi mai serenamente. E' con ancor maggior pudore che si utilizza il proprio tempo per commentare/criticare quel che si è visto. Almeno per me è così. Forse per la strabordante presenza del politico. Ma forse è questo che stiamo cercando, esploratori instancabili del territorio del cinema con una visione politica radicale e tagliente. Si, per questa nuova rivista di critica cinematografica, RossoFilm, propaggine del CSI project. Lì troverete i riferimenti per collaborare, se proprio ci tenete.
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14:48 | commenti | pensieri, cinema, csi-project |
giovedì, settembre 20, 2007
Echi di assonanze lontane Ieri sera, dopo aver ascoltato Alemanno su una piccola emittente romana ho visto Il trionfo della volontà di Leni Riefenstahl...
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13:28 | commenti | pensieri, cinema |
venerdì, settembre 14, 2007
Un quadro e 51 misteri Nightwatching (presentato in concorso a Venezia 2007) di Peter Greenaway Il tema centrale del film è la realizzazione del quadro "La ronda notturna" (The nightwatching), in cui Rembrant pare abbia inserite 51 particolari che narrano tutta un'altra storia rispetto a quella agiografica che sembra voler celebrare la Milizia Civica. Sono particolari che rivelano gli autori di un omicidio, difetti, segreti e qualità nascoste dei personaggi ritratti. In un angolo, quasi completamente nascosto, c'è anche lui, Rembrandt, che guarda il se stesso mentre traspone la realtà nella tela. E' l'io che si interroga, che (si) riflette, si interroga, instaurando una dialettica. Il tempo ha il potere di insabbiare, la memoria può scavare e riportare alla luce questa storia, fatta di luci, di corpi, di occhi che guardano.
Con tono lievemente surreale Greenway colloca la storia di Rembrandt su un palcoscenico. Non c'è solo la scelta di girare quasi tutto in interni ma quella più precisa di girare su un palcoscenico teatrale, nel luogo in cui la finzione e la realtà si toccano, in cui gli sguardi degli spettatori sono presenza nella scena. Il tema dello sguardo è centrale nel film e nell'opera di Rembrandt. A Rembrandt i suoi committenti rimproveravano eccessivo realismo. Se la pittura è finzione, se i modelli stanno per ore in posa consapevoli di essere ritratti per essere guardati, può esservi la pretesa di rappresentare la realtà? O forse non si dovrebbe accettare l'idea della finzione, e far corrispondere ad un'imitazione della realtà pittorica un'imitazione della verità? Se il corpo viene abbellito, perchè non modellare anche la verità che è propria di quell'uomo? Rembrandt non vuole rinunciare alla verità, non vuole limitarsi a ritrarre docili modelli. Si pone la questione dell'io che osserva il mondo, della responsabilità dello sguardo, del dovere di perseguire la verità.
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18:49 | commenti (4) | cinema, venezia2007 |
giovedì, settembre 13, 2007
Il desiderio Off(screen) Cleopatra di Julio Bressane (presentato Fuori Concorso a Venezia 2007) "Il mondo si chiama mondo perchè è immondo" (Giulio Cesare). Il desiderio è sete, l'amore è acqua (Cleopatra). Le ultime parole che Cleopatra pronuncerà prima di morire sono le parole dell'uomo che aveva amato: "Il mondo si chiama mondo perchè è immondo" , come a richiudere in un'ideale circonferenza il senso del loro incontro. Lei, discendente di Iside che s'era vantata di aver sconfitto Cesare, discendente di Venere, sente la necessità di far proprie le parole di quell'uomo. Sono le parole di un uomo d'azione, imbevuto della sua cultura greco-romana eppure capace di farsi stordire dalla potenza di fascinazione del piacere profondo, amorale, abissale, rappresentato da Cleopatra. Sarà lei stessa a ricordare che abisso chiama abisso. E' il senso di straniamento che pervade l'uomo nel momento in cui scopre la misconoscenza della propria origine e della propria natura. E' costretto a rigettare da sè il proprio mondo, il proprio essere, perchè incapace di riconosersi ed a chiamare immondo ciò che è di questo mondo. E' il tentativo di rifugiarsi nell'astrazione del puro significante, in quanto il significato sembra destinato a sfuggire per sempre. E' un uomo orfano che cerca padri putativi nel cielo degli dei ma è condannato a restare solo e a chiamare immondo il proprio mondo. Calato nel suo abisso di solitudine, privato della presenza della verità, è colto da terribile stupore quando s'accorge della possente e immanente verità che risiede nel corpo.
Il fluire ininterrotto dell'acqua simultaneo al fluire delle immagini e del tempo costituisce il super-testo filmico sul testo diegetico. Il filmico si incarica di comunicare l'incombere incessante del desiderio (l'acqua) nello svolgersi della vicenda umana. Spesso l'elemento acquatico è assente dal frame, cionondimeno il suo rumore non cessa mai (neppure sui titoli di coda). Il desiderio (l'acqua) è fuori dall'immagine, come il subconscio dall'inconscio; il desiderio è posto offscreen per svolgere la sua funzione di profonda pulsione, sebbebe spesso in-visibile. Il desiderio circonda la volontà, così come l'acqua avvolge ogni singolo frame con la sua invisibile presenza. Il desiderio si materializza nelle morbide molecole d'acqua perchè è esso stesso materia. Si incarna nell'amore sensuale che Cleopatra vive con Cesare e Marco Antonio. Un amore terribilmente umano in cui convivono diseguali rapporti di forza che avvincono, umiliano, sconvolgono e profonde passioni umane. L'amore con Cesare è l'incontro tra la preponderante vis romana e la decadente forza dell' Egitto ma rappresenta anche la capacità di sbaragliamento che la materica e antica cultura egiziana ha verso quella più giovane e spirituale latina, risultante dall'assimilazione di quella greca. L'amore con Marco Antonio interiorizza la violenza del dominatore ma anche la capacità di inoculare il dubbio e la debolezza di volontà nel conquistatore. Cleopatra riuscirà a sopravvivere all'abbandono di Marco Antonio e di Cesare e alla morte di quest'ultimo perchè il desiderio aveva vinto e s'era impossessato di loro ma non riuscirà a sopravvivere all'umiliazione di Ottaviano, impenetrabile al desiderio (in sua presenza, tace off screen l'acqua).
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15:59 | commenti (4) | cinema, venezia2007 |
venerdì, settembre 07, 2007
Scivola, vai via... Soffio di Kim Ki-Duk
E' vero, la vita comincia con un atto d'amore, ma non è come dice la religione cattolica; l'atto d'amore che scatena la vita non è quello tra i genitori, movimento circolare e sterile. E' un amore materico tra viventi, in cui i valori scambiati eccedono le proprietà di partenza, che innesca la reazione a catena della vita. Jin sa che dovrà presto morire ma teme l'attesa della morte più della morte stessa e cerca con disperazione l'ultimo di gesto di vitalità e autodeterminazione ("si muore quando non si ha altra scelta" e Jin sente di voler ancora sceglere). Yeon sente che la vita l'è sfuggita via pur restando viva. Sa che per tornare a vivere deve dare la vita, non [solo?] ad un figlio ma ad un essere vivente. Yeon accompagna Jin per l'ultima volta nel ciclo della primavera, estate, autunno ed inverno. Gli dimostra che il tempo è una convenzione e che la sua misura non avviene in anni, mesi e giorni ma in energia, passioni e sensazioni. L'ultimo dono che Yeon vuole fare è di scioglierlo dall'orrore dell'attesa della morte. E lì dove lei fallirà saranno altri uomini a farsi carico di questo dono. E saranno uomini qualunque, di cui resta ignota la moralità e i moventi delle azioni. Si nasce e si muore con persone qualunque, e basta un gesto, un gesto solo.
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16:00 | commenti (10) | cinema, cannes2007 |
lunedì, settembre 03, 2007
Le parole del vento Craj di Davide Marengo Craj è un viaggio breve e anche senza tempo, un viaggio che inizia sul Gargano e finisce all'alba in Salento. E' un viaggiare verso sud, viaggiare lungo i tratturi polverosi, sui cui bordi stanno gli ulivi centenari pugliesi. Il misticismo di Ferretti, l'energia popolare della de Sio aleggiano nel film, negli interstizi dei fotogrammi, si posano sulla terra calda della Puglia, tra le montagne basse, la pianura piattissima. Dietro i muri bianchi stanno facce scure, sopra la terra piatta stanno schiene curve, in fondo al mare azzurro stanno le storie antiche di poveri che son restati sempre poveri, le pietre che non ha spaccato il sole l'hanno spaccate le mani di uomini che si sono consumati portando alla bocca il poco che i padroni non rubavano. E' questa l'anima contadina della Puglia che nessuno conosce, fatta di religione che sconfina nelle credenze pagane, di lotte dure come pietre, di facce scolpite dal sole. E non c'entra niente il reggae e la marijuana. E non sono solo danze leggere per turisti tristi della città. La luna gira il mondo e voi dormite. Se avete capito, avete capito; se non avete capito non capirete mai Matteo Salvatore e Giovanni Lindo Ferretti
Presentato alle giornate degli autori a Venezia 2005. Teresa de Sio e Giovanni Lindo Ferretti sono i personaggi medioevali che scendono a sud a cercare il loro futuro. "Craj" in dialetto apricenese vuol dire "domani". Apricena qualcuno la chiama ancora la Stalingrado del Gargano, quasi ininterrottamente governata dal dopoguerra ad oggi prima dal PCI e poi dal centro sinistra. Ma qui non sembra di stare in Emilia Romagna, nascere qui per molti ha voluto dire fame, sfruttamento, emigrazione. Qui è nato Matteo Salvatore, cantastorie, che i suoi concittadini chiamavano, con un pò distacco, "zijc zijc". Le sue sono storie di ribellione e di sfida, contro i padroni e le autorità, contro i ricchi che sono sempre colpevoli.
La luna gira il mondo e noi dormiamo.