saletta Lumiere


giovedì, dicembre 20, 2007

Fantasmi

Epilogo

"... era mio destino inseguire soltanto fantasmi,
 esseri la cui realtà, per buona parte, stava nella mia immaginazione;
 in effetti, ci sono persone - ed era stato, sin dalla giovinezza,
 il mio caso - per le quali  tutto ciò che ha un valore fisso, verificabile da altri,
 la fortuna, il successo, le posizioni brillanti, non contano;
 ciò di cui hanno bisogno sono i fantasmi. Ad essi sacrificano tutto il resto;
 fanno tutto il possibile, si servono di tutto per ritrovare quel certo fantasma.
 Ma questo non tarda a svanire; allora se ne rincorre un altro,
 salvo, poi, tornare al primo."

M. Proust

Il passato

di Hector Babenco

Il solstizio d'inverno, la notte più lunga. Una distesa di neve, un cielo nero. Un luce di luna debole, bianca, attraversa la nebbia. Come il lago ghiacciato da dove Joel e Clementine guardano la notte e vedono i sogni. E' il lago dove Clementine tornerà inconsapevole per inseguire i suoi sogni-fantasma. In quest'ora si scorgono impercettibili...

Sfumature

I giorni scorrono veloci
più di quanto potessi desiderare
le notti sono assai più brevi
di quanto potessi temere
mi mancano già questi luoghi
mi mancano già i vostri nomi
l'essenziale è invisibile agli occhi
il cuore invece no non può ingannarti
no no no no, no no!
I pensieri scorrono più veloci della luce
i miei occhi parlano con un'altra voce
i pensieri scorrono più veloci della luce
e i miei occhi........Impercettibili sfumature
così difficili da dimenticare
così decise da trasformare
sorrisi in lacrime
Impercettibili sfumature
così decise da trasformare
cieli grigi in giornate di sole
il coraggio in mille paure. C'è il bianco, il nero e mille sfumature
di colori in mezzo e lì in mezzo siamo noi
coi nostri mondi in testa tutti ostili
e pericolosamente confinanti siamo noi
un po' paladini della giustizia
un po' pure briganti, siamo noi
spaccati e disuguali, siamo noi
frammenti di colore, sfumature
dentro a un quadro da finire
Siamo noi, che non ci vogliono lasciar stare
siamo noi, che non vogliamo lasciarli stare
siamo noi, appena visibili sfumature
in grado di cambiare il mondo
in grado di far incontrare
il cielo e il mare in un tramonto
Siamo noi, frammenti di un insieme
ancora tutto da stabilire
e che dipende da noi
capire l'importanza di ogni singolo colore
dipende da noi saperlo collocare bene
ancora da noi, capire il senso nuovo
che può dare all'insieme
che dobbiamo immaginare
Solo noi, solo noi, solo noi...

Attimi irripetibili
tutto finisce lo so
ma non voglio partire, no
ancora no, ancora no
ancora no, ancora no...


99 posse da La vita que vendrà

 

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18:09 | commenti (3) | pensieri, cinema |

lunedì, dicembre 17, 2007

ThyssenKrupp

Epilogo

In questo mondo libero

di Ken Loach

A volte gli episodi della vita chiedono di agire, chiedono azioni precise, concordate, dirette. Rifuggono dalla generica solidarietà, dalla pietà, dagli impegni per il futuro. Ma quando crollano gli strumenti di lavoro sostituiti dagli immaginifici colori dell'arcobaleno e vuote parole, mentre qualcuno si affanna a supplicare moratorie sulla pena di morte, si annebbiano gli obiettivi e si eseguono le condanne di lavoratori, quando l'azione collettiva sembra impossibile, le immagini lavorano vorticosamente, ricreano connessioni, richiamano voci, parole...

Povera Vita Mia da la vida que vendra'

 dei 99 posse

Alle volte mi ritrovo con la testa tra le mani
e penso di essere diventato pazzo
mi dico cazzo! non è reale qua mi devo calmare
eh già, devo stare calmo, riprendere il controllo,
lucidità, perché fa caldo qua,
senti che caldo che fa, si muore, ma si fa per dire
non è che fa caldo e uno muore
a meno che non sia anziano e c’abbia problemi col cuore
o di pressione, ma non è che fa caldo e uno muore
il caldo è una cosa naturale, come andare a lavorare
C’è l’affitto da pagare? Vai a lavorare,
lì ti possono sfruttare, umiliare, sottopagare,
cassaintegrare, ma non è che ti possono ammazzare,
non è così, perdio, non è così che deve andare,
cazzo, morire, cazzo morire per poco più di un milione
non può capitare, ma non si sa come
succede ogni giorno a ben tre persone
e io sarei il pazzo! mille morti l’anno è una guerra perdio
ed io sono un pazzo fottuto che con una guerra in corso
vado ancora in giro disarmato, un pazzo, un pazzo fottuto

Povera vita mia chi coglie e magna
chi se ne fa nu rap e chi na pigna
Povera vita mia chi magna e magna
chi se ne fa nu rap e chi na pigna
Più ci penso e più mi è chiaro
il fatto che non sono diventato pazzo
è solo che là fuori c’è qualcuno
che si è messo in testa di ammazzarci tutti
e puoi giurarci che nemmeno lui è pazzo
pazzo è riduttivo per un serial killer recidivo
che poi non è neanche uno
perché sono tanti e sono pure tanto ricchi
e potenti e sfacciati maledetti siano loro
e chi cazzo li ha creati, avidi assassini senza scrupoli
che intascano un miliardo ogni due mesi
e si permettono di parlare
di taglio alle spese e ai contributi
i bastardi fottuti, figurati se c’hanno orecchie per sentire
chi gli parla di riduzione dell’orario di lavoro
per loro se dopo otto ore di lavoro
sei stanco, fai una cazzata e muori
è un peccato e manco per la tua vita
quanto per la pensione che hanno cacciato
e comunque hanno risparmiato
rispetto all’assunzione di nuove persone a pieno salario
è questo lo straordinario obbligatorio
chi vola alle Bahamas e chi va all’obitorio
e dovremmo pure dirgli grazie
perché “offrono” lavoro

Povera vita mia chi coglie e magna
chi se ne fa nu rap e chi na pigna
Povera vita mia chi magna e magna
chi se ne fa nu rap e chi na pigna

Alle volte mi ritrovo con la testa fra le mani
e penso, penso e rifletto: in Italia c’è un conflitto
una guerra che fa più di mille morti all’anno
tra lavoro e mala sanità, e dimmi tu
se questa qua non è pulizia etnica
cos’è come si chiama?
Quando uno che c’ha i soldi può avere tutto
e uno che ne ha di meno non ha diritto
nemmeno a un letto in un ospedale quando sta male
e se vuol farsi curare deve pagare
solo che coi soldi che gli danno quelli del lavoro interinale
c’è l’affitto da pagare, il bambino da mantenere
e cosa cazzo vuoi pagare un dottore
quando non sai nemmeno se tra due mesi
c’ avrai ancora un fottuto lavoro
perché il lavoro interinale non è altro che
una prestazione occasionale di lavoro manuale
non qualificato, esattamente il caso in cui
il rischio d’incidente sul lavoro è quintuplicato
e tutto questo non è capitato
ma è stato pensato, progettato e realizzato
dal padronato in combutta con l’apparato decisionale dello stato
per il quale la vita di un proletario non vale non dico niente
ma sicuramente non vale il costo di un’assunzione regolare
con tanto di corso di formazione professionale;
è evidente il disegno criminale o no?
o sono io che sono pazzo?

Povera vita mia chi coglie e magna
chi se ne fa nu rap e chi na pigna
Povera vita mia chi magna e magna
chi se ne fa nu rap e chi na pigna

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17:59 | commenti | pensieri, opinioni, cinema |

martedì, dicembre 04, 2007

Presenti assenze

Ai confini del paradiso

di Fatih Akin

Fatih Akin lavora per sottrazione, per raccontare la forza di permanenza delle assenze. Le azioni, le parole, le intenzioni, i pensieri pieni di vita non cessano di vivere neppure in assenza di chi li ha generati. Come la scia di un'immagine presa con l'otturatore completamente aperto, informa di sè lo spazio attraversato nel tempo passato. Sono così Yeter e Lotte. Amano con intensità, fino alla consunzione, fino all'autodistruzione. E' per questo che non passano, neppure dopo la morte.

Fatih Akin lavora con l'intreccio diegetico per parlare della complessità del reale. Neyat è l'uomo alla ricerca, continua ricerca della verità e del bene. Neyat non troverà mai ciò che cerca, sebbene tutto gli sia incredibilmente vicino, molto di più di quanto possa supporre. Eppure Neyat nella ricerca vana di Ayten troverà la forza di sua madre, la determinazione della sua compagna. La mamma di Lotte ritroverà sua figlia nel suo folle innamoramento, nelle sue idee acerbe. Ayten non riavrà sua madre, pur passandole accanto. Sfiorarsi di corpi che non si incontrano, incontro di corpi che si sfuggono. La complessità dell'immanente è nemica (molto più forte) della determinazione umana. Il percorso di ricerca dell'uomo non passa per le strade che si immaginano ma porta alla meta che ci si prefigge. Neyat potrà ritrovare suo padre ma in un percorso non lineare e imprevedibile, dopo averlo perduto. Ayten dovrà perdere tutto prima di ritrovare se stessa.

Fatih Akin continua a indagare con il suo cinema le correlazioni tra oriente ed occidente, esplora i conflitti, traccia una mappa per ritrovare le sue radici orientali senza rinnegare il suo essere totalmente occidentale. E saranno corpi senza vita a segnare i viaggi di riunificazione delle sponde del Bosforo. Ed è un brindisi alla morte che si fa carico di comprendere che ogni conquista ha un prezzo in vita da pagare. Un prezzo troppo alto che nessun uomo pagherebbe spontaneamente, se non ci fosse la vita ad esigerlo. Una vita il cui arco non è tracciato in anticipo da nessuna predeterminazione ma il cui raggio non è nella mano dell'uomo che lo percorrerà.

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18:36 | commenti (2) | cinema, cannes2007 |

lunedì, dicembre 03, 2007

I fantasmi del passato

Il passato

di Hector Babenco

Dal romanzo omonimo di Alan Pauls. Esiste un posto dove sono le persone amate che non amano più, le speranze diventate ricordi, i pensieri diventati illusioni, volti e sguardi che hanno altri occhi. E' il passato. Da questo mondo nascono i fantasmi dei desideri non realizzati, incerti su un ponte crollato, cercano il cammino per raggiungere il presente, come gesti interrotti nel loro farsi. Fantasmi che cercano corpi in cui vivere, fantasmi potenti che non danno pace, fantasmi che vivranno finchè vivranno i corpi che li generarono. Ognuno di loro cerca il proprio desiderio, la cui realizzazione lo ucciderà.

Qui sono i fantasmi di un amore che non passa a tormentare Sofia che tenta di sfuggire al crudele destino che Truffaut riservò ad Adele H. E forse ci riuscirà. In lei il desiderio ha preso corpo senza la dolcezza e remissività di Adele H., Sofia è dominata dalla rabbia ma la sua ossessione sembra trovare remissione nella sineddotica riduzione del suo amore ad una parte del corpo e ad un gesto. A suo modo "impazzirà" d'amore come Adele H.

Qui non c'è la soluzione giapponese alla Terayama (con il suo fantastico "Pastoral: hide and seek"), non c'è possibilità di uccisione volontaria del passato e dei ricordi, non è a portata di mano la possibilità di una vita libera nel prensente. In questo il sudamerica è profondamente europeo, ogni fotografia dovrà trovare la sua collocazione, ogni ricordo incunearsi nella mente, ogni dolore trovare redenzione, ogni desiderio materializzazione, in una sorta di habeas corpus, in cui l'io desiderante esige la reificazione delle proprie pulsioni.

Rimini appare come puro oggetto di desiderio eppure quanto è diverso dal Ten. Pinson. Mentre l'ufficiale francese appare davvero distante e disinteressato alla figlia di Victor Hugo, Rimini sembra avere nel suo abissale inconscio un contraddittorio segreto. Sin dalla prima separazione non riesce a staccarsi da quell'unica foto di Sofia che usa per sniffare cocaina, mai riuscirà a negarsi a lei, fino a concederle la realizzazione del suo desiderio. E'  forse questo il segreto che lo porta all'amnesia, e lo tiene indissolubilmente legato al suo passato, fino a quando non darà un nome ad ogni istante, fino a quando non avrà pagato il pegno d'amore.

In foto: il bacio di G. Klimt

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16:46 | commenti (2) | cinema, festacinemaroma2007 |

Is there anybody going to listen to my story?

Across the universe

di Julie Taymor

Un volo fantastico all'indietro verso i "magici" anni '60, sulle ali delle canzoni dei Beatles. Le allucinazioni cromatiche da LSD (Lucy in the Sky with Diamonds) percorrono tutto il film, fin dentro le oniriche scene acquatiche. Ritornare indietro e (ri)scoprire che le storie avevano gli stessi sfondi, che la guerra ingiusta c'era già, che la contestazione radicale c'era già, la globalizzazione c'era già eppure quella magia sembra non esserci più (o è il tempo che gliela darà?).

Esperimento di contaminazione, permette al musical di sovradeterminarsi e passare più di un'emozione fino a farsi racconto, alla finzione di essere più che racconto, fino a farsi sensazione. A scandire il tempo della storia ci sono le immagini della TV, vero cronografo dell'immaginario collettivo. Le sue immagini in bianco e nero, le sue righe fatte di punti luminosi datano perfettamente gli avvenimenti nella scala temporale delle immagini (prima della morte di JFK, dopo la morte di Marthin Luther King, l'anno dello sbarco sulla luna...).

Infine il confronto tra le due sponde dell'Atlantico, di qua l'Europa che segue lenta ma molto più calda, profonda e rivoluzionaria, di là gli Stati Uniti, sempre avanti seppur con freddezza, a volte radicali, mai rivoluzionari. A unire le sponde la musica dei Beatles, due ragazzi, la loro storia, nel mito di quegli anni che continuano a sembrare ancora fantastici.

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11:54 | commenti | cinema, festacinemaroma2007 |