saletta Lumiere


martedì, marzo 11, 2008

Il prezzo della libertà

Persepolis

di Marjane Satrapi

Marjane appartiene ad una famiglia di oppositori laici e comunisti del regime dello scià di Persia. La rivoluzione islamica, che pure aveva destato delle speranze, ben presto di dimostra più oppressiva del precedente regime. Per salvaguardarla, anche per il suo carattere irruento, i genitori la fanno espatriare in Europa. Marjane diventa, quindi, una donna scissa. Le sue radici sono immerse nell'Iran repressivo, il suo bisogno di libertà esige il sacrificio della separazione dal suo paese, la sua famiglia.

Film di animazione, personaggi stilizzati che comunicano con immediatezza e semplicità le loro emozioni. In bianco e nero il lungo flashback che costituisce la gran parte del film e ambientato in Iran, a colori le scene del presente ambientate in occidente. Tratto da una serie di fumetti, autobiografico. Illuminante, soprattutto per chi crede che portare il velo possa essere una delle libertà che una donna possa manifestare.

 

 

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12:18 | commenti (5) | cinema, festacinemaroma2007 |

Non è un paese per vecchi

di Joel e Ethan Coen

Serrata narrazione thriller che contiene i simboli degli States. Un killer spietato che ha perduto il ricordo delle ragioni che l'hanno mosso ad essere ciò che è, che affida al caso le decisioni sulla vita e sulla morte, potrebbe rappresentare il male che come un tumore permea il paese. Un saldatore, ex soldato del VIetnam, perde la sua vita nel sogno di una ricchezza facile. I suoi errori sono gli esiti dell'ingenuità disarmente che non gli permette di sfuggire anche ai pericoli più evidenti. Potrebbe essere il simbolo della grande massa di questo paese che è incapace di salvaguardarsi e di cogliere persino il senso della vita e della morte. Un anziano sceriffo guarda al mondo incredulo. Inconsapevole del suo ruolo, possiede la saggezza che gli ha permesso di restare in vita ma è incapace di trasmetterla. Forse potrebbe essere la metafora di una consapevolezza smarrita. Egli è stato il primo a rinnegare la strada del padre a cui lo lega solo il senso del rimorso. Nulla a resta a legarlo coi suoi figli (forse non a caso assenti nella narrazione). I fratelli Coen probabilmente hanno inteso realizzare un film sullo smarrimento delle generazioni, la rottura dei patti. Uno sgretolamento che ha perso anche il ricordo del bene e del male. Tuttavia l'uso intensivo di una narrazione di genere non riesce a svolgere la funzione di servizio che gli si voleva affidare. Le tematiche di genere strabordano rispetto ai conteuti che dovrebbero veicolare. Si scorge l'intenzione della comunicazione ma i messaggi appaiono sbiaditi e sottodimensionati rispetto alle ambizioni di film "generazionale" che si scorgono.

 

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12:17 | commenti | cinema |

martedì, marzo 04, 2008

Conflitti

Wuyong (Useless)

di Jia Zhang-ke

Il vincitore della scorsa edizione di Venezia proviene dal mondo del documentario e vi ritorna con questo film. Un reportage narrato per immagini sul mondo della moda in Cina. Le grandi stiliste che espongono a Parigi e le famiglie contadine che non riescono a tenere il passo con la produzione industriale dell'abbigliamento. Sebbene il digitale appaia decisamente antipoetico, le carrellate lunghe, le inquadrature dei dettagli, i tempi (a volte estenuanti) esprimono il dolore e la sofferenza che accompagnano lo sviluppo cinese. La contraddizione tra la miseria della campagno e il progresso bulimico della città continua ad essere il tema centrale di Zhan-Ke, come in Still life. Il suo stile tendente all'astratto e quasi al "metafisico" probabilmente trovano la loro massima espressione maggiormente nel narrativo e nel "mistero" dell'immagine analogica.

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11:57 | commenti (2) | cinema |