giovedì, aprile 24, 2008
Fuori fuoco L'ultima missione di Olivier Marchal Sembrerebbe quasi che Marchal senta il peso di dare nuova vita ed energia al "cinema francese". La cura della fotografia diventa estenuante, ricade nel manierismo e non contribuisce alla poetica del film. Il viraggio verso il blu dovrebbe conferire mistero, lo sfocamento sistematico del fondale dovrebbe straniare i personaggi, lo sgranamento dell'immagine dovrebbe dare profondità all'analisi dei personaggi. L'uso contemporaneo di questi effetti, magari anche in una scena notturna, diventa barocco fino all'insostenibilità. I dialoghi scontati contribuiscono rendere distanti i personaggi, la sceneggiatura lacunosa e sfilacciata non riesce a giustificare la giustapposizione di storie che appaiono e restano distanti. L'ansia di realizzare un noir strabiliante e sconvolgente contribuisce ad umiliare la pellicola. Quando il regista tenta in tutti i modi scandalizzare, cercando vie semplici, come l'insaguinamento di un crocifisso o la nascita di un bambino, diventa evidente l'ammissione d'aver mancato gli obiettivi per le vie oneste o della sua visione "semplificata" del cinema.
lunedì, aprile 14, 2008
Sogni e delitti di Woody Allen Continua la riflessione di Allen sul caso, i mutamenti del destino, la necessità già iniziata con Match point. I riferimenti ai temi della tragedia greca sono espliciti: la barca si chiama Cassandra's Dream, in alcuni dialoghi minori si parla apertamente della tragedia greca e proprio chi li ignora è destinato a riviverli. Questa volta è la storia di due fratelli che, pur non privi di qualità, conducono una vita mediocre e il loro tentativo di renderla speciale li condurrà alla perdizione, proprio in quanto dimostreranno di essere totalmente privi di riferimenti morali. Sebbene il film abbia una chiara tesi da dimostrare non appare mai forzato nei suoi passaggi. I dialoghi e la sceneggiatura mostrano l'equilibrio e la naturale armonia tipica di Allen tuttavia non si discosta mai da una narrazione piana e, a volte, prevedibile. Nel confronto con Match point ne esce in modo meno brillante.
venerdì, aprile 11, 2008
Nè con te, nè senza di te I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee Gli incontri non sanno creare ma possono suscitare ciò che già vive nelle passioni, seppure latente o dormiente. I due cow boys scoprono d'essere attratti e d'amarsi, apparentemente per caso. La loro passione non era cosa da poter condividere col mondo ma neppure il mondo era in grado di spegnere. La natura immensa, selvaggia, incontaminata accoglie questo rapporto che il mondo rappresenta come infimo, debole e malato rendendolo simile a sè e sottraendolo alle convenzioni sociali. I matrimoni "riparatori" e la progenie non hanno saputo deviare il corso del loro destino che li ha trascinati con sè fin dove era inevitabile giungessero. Sospesi tra l'incontro e l'addio sono stati condannati a vivere solo istanti di vita, sospesi come immersioni in apnea. Un addio precoce costringerà al ricordo di ciò che non è stato. Leone d'oro a Venezia 2005.
The corporation di di Jennifer Abbott, Mark Achbar Questo documentario analizza e riporta con rigore e metodo molt e delle distorsioni del sistema capitalistico attuate della multinazionali: inquinamento, sfruttamento del lavoro, collusione con regimi dittatoriali, pubblicità occulta e una miriadi di altre atrocità. I dati vengoni riferiti da autorevoli commentatori, giornalisti, manager d'impresa, politici, scrittori ed anche con molta persuasione. La sensazione che si ha a vedere questo documenta assomiglia a quella che si può provare leggendo le analisi e le coclusioni delle commissioni di studio che il Regno Unito istituiva nel XIX secolo sugli orrori attuati dalle imprese locali ai danni degli operai e in particolare su donne e bambini. Quel paese aveva la capacità di ammettere le ingiustizie ma non quella di correggerle. A distanza di quasi due secoli le attitudini dello stato borghese non sono cambiate di molto: è in grado di dimostrare lo sfruttamento dei capitalisti sui proletari ma non di fermarlo. L'unica differenza sembra essere che oggi non sono le istituzioni a fare questo outing; questo compito "radicale" è delegato a facinorosi cineasti. Oggi lo stato è molto meno trasparente. Qualcuno può credere che il problema sia di regolare il capitalismo, le sue multinazionali o i suoi eccessi, ma queste stesse evidenze sono più che sufficienti per mettere in discussione l'intero sistema.
martedì, aprile 08, 2008
Tempo in dissolvenza Un bacio romantico di Wong Kar-Wai L'approdo del regista negli States non modifica la poetica delle sue immagini. Viraggio dei colori sul caldo arancio. Sfondi fuori fuoco che destabilizzano l'attenzione. Trama del frame sgranata, come a inghiottire lo sguardo. Ralentì per cambiare il ritmo del respiro. Otturatore spesso aperto a inondare di luce la pellicola. "Come posso dire addio a chi senza il quale neppure riesco ad immaginare la mia vita?". E' contro questa impossibilità che sbatte la vita di Elizabeth. Eppure nell'istante stesso in cui formula questo pensiero il suo sguardo incontra l'immagine che scioglie e risolve la sua empasse. Come l'inciampo nella disconnessione del pavimento del battistero di Venezia condurrà Proust nel suo viaggio mentale che ricostruirà le connessioni mentali e temporali che riconnetteranno la sua vita, così lo sguardo di Jeremy condurrà Elizabeth in un viaggio sentimentale per le città sempre più lontane da New York. Le sue cartoline senza indirizzo di risposta sono le annotazioni che misurano il percorso della sua vita. E forse questo referimento alla Recherche non è totalmente azzardato se si pensa che il titolo originale ("my blueberry nights") fa riferimento alla torta di mirtilli in vece della madeleine del Narratore. E il gusto di quella torta guiderà i ricordi e le riflessioni di Elizabeth fino a riportarla al luogo dove l'assaggiò. Nel suo viaggio incontrerà chi non ha saputo accettare il suo passato (il poliziotto alcolizzato) o chi (l'ex moglie del poliziotto) ha travolto il suo passato nella bulimia del vivere, nella ricerca ossessiva di felicità obbligatoria. Entrambi ne resterranno annientati. Un pezzo del suo vagare lo dedicherà a Leslie che brucia le sue passioni al tavolo del poker, talmente consapevole degli inganni della vita, per averli subiti e fatti, fino al punto di estremo di non cogliere mai più la verità. Leslie è destinata a restare sola, aggrappata al ricordo di chi le è sfuggito senza capire. Elizabeth, riuscirà a completare il suo viaggio, la sua personale ricerca della verità. Il viaggio porta lontano, anche chi custodisce ricordi pesanti, purchè sappiano muoversi piano, per ricordare, capire, immaginare il futuro.
Mars - dove nascono i sogni di Anna Melikian Il film richiama le ambientazioni di altri film occidentali, da cui sembra saccheggiare qualcosa. Le atmosfere morbide e sognanti di "l'arte del sogno", il respiro surreale che si respira nei film di Kaurismaki, personaggi e recitazione che sembrano già visti nei "nostri" film a cui paga un pegno, cedendo un pò della propria originalità. A tratti torna l'URSS, Marx e le immagini di un mondo a noi lontano tornano ma senza conquistare la scena per farne un film "russo". Marks è uno sperduto paese russo, dove la caduta di una lettera sembra aver trasformato tutto. In questa città si produce una sola cosa: peluche, che costituiscono anche la moneta di scambio. Boris è un pugile, in fuga. Scappa da un mondo reale, violento, governato da regole dure e impietose. Mars, invece, è un luogo dimenticato dagli uomini e dalla loro civiltà e per questo governato dai sogni. Nel mondo dei sogni non tutto è felice, non tutto è come si vorrebbe. Anzi, le incomprensioni e le sconfitte sono assai simili al mondo della realtà ma qui non c'è la resa dei conti. Il tempo è come sospeso, le connessioni causa-effetto sono rarefatte fino alla loro scomposizione. Boris non resterà per sempre in questo mondo, la sua semplice presenza sarà sufficiente per creare disordine e per trascinare nel mondo della realtà molti abitanti di Mars. Tutti tranne uno. E' quello che ha accolto per primo Boris nel mondo dei sogni, gliene ha aperto la porta e condotto a esplorarlo. I suoi sogni sono così intensi da sembrare veri. Così folli da farlo sembrare matto. Ha la buona sorte di rappresentare il mondo come un sogno. Un mondo senza sofferenze e senza la morte. Un mondo che non c'è ma in cui ci sono tutte le persone che ama.
Se un`attraente forma vedrai, The Moment Wystan Hugh Auden Non c'è vita sessuale nella tomba... Shortbus - dove tutto è permesso di John Cameron Mitchell Forse citare la poesia che Visconti ha scelto per il suo Gruppo di famiglia in un interno è eccessivo tuttavia un certo senso di desiderio indistinto, indiferrenziato per sesso si percepisce in questo film. E' la storia di due omosessuali che decidono di consultare una terapista di coppia prima di aprire il loro rapporto ad una terza persona. Il loro approccio sgangherato non gli porterà male sebbene la terapista sia una donna che nonostante la sua ampia esperienza non riesce ad essere soddisfatta neppure del proprio rapporto. Le vite dei due "pazienti" si incroceranno con quella della loro terapista in questo locale (shortbus) di libero amore e scambi. Qui la terapista incontrerà un'altra donna insoddisfatta, riuscendo a raccontarsi e forse a ritrovarsi. Un vago accenno all' 11/9 non riesce a dare al film un respiro più ampio. Apprezzabile (l'ennesima) dimostrazione che il mostrare il sesso esplicito non è necessariamente pornografia.
dalle la caccia.
E abbracciala, se puoi.
Sia una ragazza o un ragazzo.
Senza vergogna, sfrontato, immediato.
La vita è breve, così godi
d'ogni contatto che la tua carne
al momento muova.
Non c`è vita sessuale nella tomba
lunedì, aprile 07, 2008
Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti Tratto dal romanzo di Antonio Pennacchi "Il fasciocomunista", è la classica espressione della nostra italietta "alla Alberto Sordi", sia per la storia raccontata, sia per lo stile con cui viene raccontata, che si attaglia perfettamente. Una narrazione assolutamente priva di pathos. Eppure si parla di terrorismo, di morti ammazzati, di vite interrotte. Però tutto accade nella piccola provincia italiana e, pertanto, il tono "pecoreccio" appare più che autorizzato. L'arrivo di soldi pubblici da parte dello Stato non ha scosso più di tanto il regista che sembra molto più interessato a ritagliarsi quote di pubblico facile, mantendo basso il livello della storia e preferendo l'ammiccamento facile degli attori all'approfondimento della storia. Il peggio accade quando si viene colti dal dubbio che in effetti molti nostri concittadini, anche quando fanno cose tragiche agiscono con la stessa fatua leggerezza.
The prestige di Christopher Nolan Storia della competizione tra due ex-amici, entrambi prestigiatori. Il conflitto cresce fino ad assumere una dimensione totalizzante. La prevalenza sul proprio rivale diventa la ragione di vita, la sofferenza altrui non riesce a dare gioia tuttavia viene perseguita come se potesse darne al massimo grado. La loro lotta, se possibile, continua perfino dopo la morte. Eppure sarà il vincitore formale dello scontro a pagare il prezzo più alto in termini di perdite umane.
L'illusionista di Neil Burger La storia di un ragazzo con l'innata passione per l'inganno degli occhi e la creazione delle illusioni. Sarà questa sua capacità a rendergli l'amore di Sophie. E non basteranno gli inganni materiali, occorrerà che la mente di ognuno lavori per proprio conto, seguendo le proprie inclinazioni per far realizzare il piano di Eisenheim. Sarà la sua profonda conoscenza dei meccanismi della mente umana che gli permetterà di prevedere il futuro e controllare il presente per realizzare il suo amore.
La storia (non) si ripete La rivincita di Natale di Pupi Avati Sequel di "Regalo di Natale" del 1986. Ascoltavo tempo fa un'intervista ad Avati in cui diceva che sentiva di non aver ancora fatto il suo film migliore. In effetti, mi sembrava di cogliere questa sensazione. Nei suoi film sembra di scorgere un'ansia di dire, di continuare un discorso iniziato tanto tempo prima. Regalo di Natale è un film con dentro qualcosa eppure non così straordinario da meritare una continuazione. Ma sembra che per Avati sia importante "regolare i conti" e per una persona invidiosa (sua auto-definizione) come lui evidentemente è importante "vendicare" le ingiustizie. I film di Avati sembrano far parte di un un unico ragionamento. I suoi attori sono adottati per sempre nel suo cinema. Nel 1986 Avati adotta Abatantuono proprio con "Regalo di Natale", da quel momento la carriera di questo attore comico cambia, acquistando anche una vena drammatica che molti film successivi hanno alimentato. Lo stesso era accaduto nel 1983 con Carlo Delle Piane in "una gita scolastica", dove l'attore viene definitivamente acquisito al genere drammatico. Qui, dopo 17 anni, Franco (Abatantuono, esercente cinematografico) riuscirà a prendere la sua rivincita su Lele (Haber, ex critico cinematografico). E i loro mestieri potrebbero suggerire anche un'ulteriore chiave di lettura: la critica costretta "tradire" per sopravvivere? Ma l'esercente Franco non esce molto meglio, visto che paga i giornalisti per convincerli a mentire sulle previsioni del tempo per indurre la gente ad andare al cinema. Ancora una volta un donna cercherà di confondergli la mente. Ma la storia non si ripete mai due volte identicamente. Ho un ricordo personale sul primo film di questa storia. Una volta mi chiesero di indicare un film sull'amicizia e d'istinto risposi "Regalo di Natale". Chissà perchè.
Tra i Duran Duran e gli Spandau Ballet Notte prima degli esami di Fausto Brizzi
mercoledì, aprile 02, 2008
The Zodiac di David Fincher Thriller basato su una storia realmente accaduta. La storia di un serial killer, mai scoperto, che individuava le sue vittime probabilmente secondo un criterio astrale che non venne mai identificato. Il film segue una struttura di sceneggiatura classica che tuttavia soffre del finale che sembra soffrire della mancata cattura del killer.
martedì, aprile 01, 2008
Romanzo criminale di Michele Placido Probabilmente non riesce a ricostruire il clima degli anni '70 che videro crescere il potere della cosiddetta banda della Magliana. La narrazione delle spinte che misero insieme un gruppo di adolescenti "deviati" è molto incentrata sulle motivazioni personali e trascura i contesti sociali, ambientali e politici pur senza ometterli del tutto. Anche il film di Placido sconta quella tendenza del cinema italiano a fare opere "semplici", alla portata del grande pubblico. Non per questo è privo di alcune qualità: narrazione intensa e appassionata, ritmo, coinvolgimento. Sarebbe potuto essere un film corale su un pezzo della nostra storia, un racconto noir sugli anni bui in cui l'eversione di stato, quella fascista e la malavita si incontrarono. Invece è solo una storia di alcuni amici, uniti da destini violenti e sfortunati. A tratti la diegesi autorizzerebbe attendersi toni di lirismo noir che purtroppo non raggiunge. La sensazione di "ammirazione" che sembra attaccarsi addosso ai personaggi sarebbe stato meglio evitarla.
Il mondo è freddo L'aria salata di Alessandro Angelini Il bilanciamento del bianco è virato decisamente sui colori freddi. L'aria, il vuoto, il mondo è blu. Il mondo è protagonista, la violenza, anche quella involontaria riempie ogni spazio. Non esiste uno spazio neutro da riempire esclusivamente con la propria presenza, la propia volontà. E' il mondo che entra dentro ognuno, scava, modifica, decide le sorti, segna i destini. Fabio ha deciso di non arrendersi al mondo, di non farsi trascinare dalla corrente. Fabio lotta per navigare controcorrente. Piu' si avvicina alla verità più si accorge di quanto sia forte la corrente contraria. Abbandonato dal padre era cresciuto nella difficoltà materiale ma nella tranquillizzante certezza che il male era di parte, tutto addensato nella malvagità di un padre fuorilegge che aveva rinnegato la sua famiglia. Fabio scoprirà che anche le vittime sono capaci di manipolazione e tentati dall'uso di verità di comodo. Per chi come lui ha sviluppato un'epidermica intolleranza alla falsità, la scoperta della verità porterà al crollo delle certezza ma sarà il più debole a soccombere. Chi, abituato ad essere ignorato, non può resistere alla dirompenza di un gesto gratuito, che rompe gli schemi, distrugge le certezze, anche quelle tristi e meschini che pure erano le soli in grado di portare avanti la vita.