giovedì, gennaio 04, 2007
dieci giorni della mia vita i mei migliori dieci film del 2006 il cinema che si fa carne. dare corpo a un sogno. dare sogni al corpo. per imparare che l'odio e l'amore sono due stati della stessa materia lavorare per sottrazione, per scoprire l'essenziale la potenza del fantastico, dell'intreccio dei contesti. L'unità del divenire, dal bambino all'uomo la determinazione dell'uomo che diventa storia indeterminata trasformare il dolore in emozione il cinema come strumento di analisi sociale la potenza dei sogni riemergere dall'abisso i mostri che si nutrono dell'uomo
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giovedì, gennaio 05, 2006
passeggiate perse i peggiori film del 2005 Il gusto dell'anguria inutilmente angosciante Manderlay stupidamente provocatorio Dear Wendy stupido 20 centimetri una brutta copia di Almodovar
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mercoledì, gennaio 04, 2006
dieci magnifiche ossessioni i dieci migliori film del 2005 Ethernal sunshine of the spotless mind guardare al futuro con gli occhi brillanti, vivendo il presente senza chiudere gli occhi velati La samaritana la vita che lega ciò che la morte ha sciolto Mysterious skin il male e il bene impastati nel corpo e nel sangue dell'uomo Old Boy l'uomo che ama e odia senza limiti, infinito come dio Last days il potere delle immagini La schivata l'amore negli occhi La vita è un miracolo andare oltre, oltre le guerre, le convenzioni, insieme. immaginando, senza limiti Fratella e sorello se il sole sorgera' su un mondo senza classi mandera' il calore degli ultimi Il castello errante di Howl l'energia dell'amore trasforma il reale e l'irreale in ciò che è umano L'arco amare il corpo con la mente. amare la mente con il corpo
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19:06 | commenti (1) | commenti |
giovedì, aprile 07, 2005
I dieci migliori film del 2004 - Il Vangelo secondo Matteo (versione restaurata) - Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera - Ferro 3 - Le conseguenze dell'amore - La mia vita senza di me - La storia di Marie e Julien - Dopo mezzanotte - Kill Bill vol 2 - Non ti muovere - L'amore ritorna
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mercoledì, marzo 09, 2005
Heimat 1 e 2 di Edgar Reitz Heimat 2 (13 episodi) riprende la narrazione a partire dall'inizio degli anni '60 per concludersi nel 1970. L'attenzione è tutta puntata su Hermann Simon. La storia non e' perfettamente ricongiungibile ad Heimat 1. Qui Hermann e' un giovane ragazzo che parte per Monaco per intraprendere i suoi studi. Diventerà anche qui un celebre musicista. Le vicende di questi anni sono narrate, come al solito, con gli occhi dei protagonisti. La contestazione giovanile, il muro di Berlino, l'eversione armata, etc. Il tema fondante di questa seconda serie è l'arte. Posta a fondamento della vita e in continua antitesi con la propria umanità. Questo capitolo si conclude con il ritorno a Schabbach (la sua Heimat) di Hermann. Ritorno che si configura anche come rinuncia all'arte (non a caso l'ultimo episodio si intotola proprio "l'arte o la vita". Continua l'uso del B/N alternato al colore, anche a creare valenze estetiche sganciate dal piano semantico. Per tutto il mese di Febbraio la Casa del Cinema di Roma ha proiettato tutti gli episodi di Heimat 1 e Heimat 2 e Lunedì 28 Febbraio a invitatao Edgar Reitz per presentare l'ultimo capitolo della saga Heimat 3 (6 episodi). In quell'occasione ho avuto modo di porgli alcune domande: - Alcuni critici (p. es Mereghetti) hanno interpretato l'uso del colore alternato al B/N solo come elemento semantico, non vi sono in tale scelta anche finalità estetiche? - Pur prendendo atto dell'esplicita condanno del nazismo e il continuo interrogarsi dei sui personaggi (soprattutto in Heimat 2) sulle colpe del nazismo, come risponde alle accuse che le furono rivolte all'uscita di Heimat 1, riguardo all'utilizzo di una visuale ellittica che non ha mostrato fino in fondo le colpe del popolo tedesco e le motivazioni socio-politiche che causarono l'avvento del nazismo? - Heimat 2 ha un taglio progressista, per esempio si assume la visione dei giovani che contestano il vecchio ordine per costruirne un altro. L'altro tema fondante e' l'arte. Tutto ciò non è in contraddizione con l'esito di Heimat 2 che vede Herman tornare a Schabbach, uno dei posti più reazionari della Germania, che ha accolto senza battere ciglio il nazismo, dove tutte le realazioni personali sono filtrate da un morale piccolo borghese e dove, tra l'altro, è impedito la possibilità di sviluppo dell'arte? Le risposte di Reitz sono state: - Si, ho utilizzato il colore anche per creare delle sensazioni o per raggiungere effetti estetici. Ognuno di voi dovrebbe chiedersi come avrebbe girato ogni scena e capire se la mia scelta sia stata giusta oppure no. - Schabbach rappresente il luogo natale di ognuno di noi in cui tutti possiamo riconoscerci. Ecco perchè ho scelto di ambientare il mio film in un luogo non realmente esistente. Al termine di Heimat 3 il protagonista abbandonerà definitivamente la sua terra natale in quanto ormai ogni luogo è uguale ad un altro e non esiste più la specificità di ogni singolo luogo. Il mondo si è uniformato. - Alla domanda sulle accuse rivoltegli in merito ad una carenza di analisi sull'avvento del nazismo non ha risposto. Mi sembra evidente che sul piano politico non abbia voluto dire nulla, forse non ora che sta presentando al mondo la suo ultimo lavoro.
E' la saga della famiglia Simon, originaria di Schabbach (paese inesistente), nell'Hunsrück, in Germania. Prende inizio dall'immediato dopo guerra della prima guerra mondiale. Durante gli undici episodi di Heimat 1 (realizzato come sceneggiato televisivo per la televisione tedesca) seguiamo i protagonisti fino al 1982. Tutti gli eventi storici della Germania (il primo dopoguerra, l'avvento del nazismo, la guerra, la ricostruzione, etc) sono visti con gli occhi degli abitanti di questo piccolo paese agricolo. L'adesione al nazismo è totale, quasi inconsapevole, per spirito di omologazione, senza reale identificazione (almeno per la maggior parte degli abitanti), manca uno sguardo sulle dinamiche politiche e sociali che portarono al nazismo. Questo aspetto valse diverse critiche all'autore all'uscita dell'opera (1984). L'opera si caratterizza anche per un uso frammisto del colore e del bianco e nero. Il colore svolge il ruolo di sottolineare ed evidenziare. Hermann Simon, ultimo discendente della famiglia si allontana dal paese per poter realizzare la sua passione artistica. Paul Simon (padre di Hermann) abbandona inspiegabilmente e improvvisamente il paese (subito dopo la prima guerra mondiale) per recarsi negli Stati Uniti, dove fonda un'azienda di successo. Il primo ciclo della saga vede tornare gli esuli solo per commemorare i propri morti e subito dopo ritornare al mondo.
lunedì, gennaio 05, 2004
Per fortuna era pedofilo... Dogville, Zatoichi, Kill Bill vol I Sarà il panettone, il pandoro, il torrone, sarà l'atmosfera del natale, le campane della chiesa, il presepe e l'alberello, il messaggio del Presidente che ci invita ad alzarci all'alba e a rinunciare ai conflitti sul lavoro per il bene del Paese, sarà che tutto questo mi torna su e mi fa sentire strano, come la sensazione di averne sentite e viste troppe in questi giorni, troppo false. Insomma, la rappresentazione buonista del natale, oltre che incredibile come al solito, è sempre più urticante e totalmente distonica col mondo reale che, invece, mi appare meglio descritto da alcuni degli ultimi film di questa stagione: Dogville, Zatoichi e Kill Bill vol I. Questi film mi sembra che abbiano un sentimento comune: il senso della vendetta. La vendetta è oggi il vero sentimento dominante di questo mondo. E l'icona di queso sentimento è il kamikaze. Un uomo o una donna, giovane o adulto che preferisce cessare la sua vita, auto-squartandosi, pur di disintegrare i suoi nemici. Nemici senza volto e senza nome, nemici politici, sociali, esattamente come in Dogville, dove Grace fa uccidere tutti, anche i bambini. Dunque è un' odio globalizzato, totalizzante, assolutamente indiscriminato, come lo erano le guerre di religione qualche secolo fa e come può esserlo lo scontro tra civiltà. Esattamente come quello in corso in questo momento, mascherato in scontro tra islamici radicali autoritari e cristiani democratici, in realtà tra capitalisti occidentali e moltitudini povere e oppresse. Ovviamente le moltitudini depredate sono mobili, vagano sul globo terracqueo (viaggiano i perdenti, più inclini ai mutamenti...) in cerca di vita o di sub-vita (esattamente come vaga il samurai di Kitano e la coppia di fratelli orfani, in cerca di vendetta) ma quando anche questa viene loro interdetta allora si accende l'odio e il desiderio di vendetta, sovrastrutturato da formalismi religiosi. Possono essere afghani accerchiati dall'impero sovietico prima e da quello USA dopo, palestinesi umiliati dagli invasori israeliani, può essere un qualunque sfruttato. E allora, in questo Natale 2003, pensando a un signore parmense cattolico e progressista che ha intascato 29 mila miliardi di lire (devrebbe spendere quasi un miliardo al giorno per 80 anni per usarli tutti), a un leader di destra italiano che suffraga l'invasione israeliana pur di far dimenticare le sue colpe del passato, a uno skipper sedicente di sinistra che ha devastato un paese democratico (quantomeno non meno dell'Italia e che oggi vede acclamati dal popolo gli stessi personaggi che si vorrebbero inquisire all'Aja) per far dimenticare i meriti del suo passato (che ad alcuni potevano sembrar demeriti), a un ex allenenatore di baseball devastare mezzo mondo per aumentare i ricavi delle aziende sue e dei suoi amici, a un ex cantante di pianobar che guida sicuro uno dei paesi più ricchi del mondo verso il baratro, ho capito che la nostra società si sta suicidando, allevando con amore i suoi boia e mi è tornata alla mente una frase di Kill Bill vol I, pronunciata dalla bambina (così simile al bambino-efebo di Zatoichi) che per vendicare la morte dei suoi genitori si offre al loro carnefice, felice di sacrificarsi pur di potersi finalmente vendicare...
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